Strauss-Kahn resta in cella ora è accusato di sodomia

Manette ai polsi e i flash a mitraglia, come schiaffoni nel buio della notte sul faccione impietrito; la giacca che gli scivola sulla spalla sinistra, rivelando il vasto ventre di quello che fino all’altro ieri era uno dei mammasantissima dello smart set finanziario, tutto Porsche con autista, suite da 3 mila dollari a notte, casa a Marrakech, stipendio da paura; e ora -sic transit- pare un commerciante di ovini del Supra o dell’Aspro-monte accusato di sequestro scamazzato dai carabinieri. Eccolo Dominique Strauss-Kahn mentre esce in piena notte dal commissariato di Harlem diretto a un laboratorio di analisi dove di riffa o di raffa (lui ha detto: «Ok, va bene», ma non è che gli avessero offerto un’alternativa) si è dovuto sottoporre a un prelievo di Dna.
Il personalissimo tsunami che l’ex banchiere a cinque stelle- lusso si è autoconfezionato, molestando una cameriera di colore trentaduenne nella suite babilonese del Sofitel di New York, ha prodotto onde di 24 metri, non solo di 16, come sembrava domenica sera, nel momento del massimo sgomento. Perché ai 16 metri della tentata violenza, dell’aggressione sessuale e del sequestro, per restare alla metafora oceanica, si sono aggiunti ieri gli 8, per così dire, derivanti dalla formale, cruda accusa di sodomia, rivoltagli dal procuratore distrettuale di New York, Cyrus Vance jr, figlio dell’omonimo Segretario di Stato quando presidente era Jimmy Carter: rischia fino a 70 anni di carcere.
E poiché al peggio non c’è mai fine, e il ludibrio invoca la gogna, e viceversa, ecco il carico da undici calato ieri sera dal giudice Melissa Jackson, davanti al quale lo sventurato è comparso. Dsk, come lo chiamano a Parigi dove è più famoso della mitica BB o di D&G, dovrà restare in carcere. Niente cauzione, ha stabilito il cane da presa Jackson, il volto più impietrito di quello del suo imputato.
E’ una specie di «tempesta perfetta». E dalle tempeste perfette, quando la mascalzonaggine si coniuga all’arroganza e alla sfiga, è difficile uscire vivi. Dico umanamente, prima ancora che politicamente, o socialmente. E poiché nulla sarà risparmiato, al ribaldo, ecco anche i particolari sui graffi che gli sono stati riscontrati sul torace (che deve fare una signora per farle capire che non le va, signor direttore?) come si legge in un imbarazzato rapporto diplomatico partito da Manhattan per il Quai d’Orsay. Poi ci sono anche i particolari, che tingono di grottesco l’impensabile, relativi al telefonino dimenticato in albergo. Perché è proprio col telefonino che Strauss-Kahn, in un certo senso, si è dato la zappa sui piedi. Era già all’aeroporto, quando il direttore dell’Fmi ha chiamato il Sofitel per farsi portare il telefonino che nella fuga a razzo aveva scordato nella stanza. «Prendo il volo dell’Air France numero...» Insomma, all’Fbi, dove sono meno fessi che all’Fmi, un beccaccione del genere non l’avevano mai visto, dicono.
Male, malissimo, gli è andata anche con l’alibi che i suoi avvocati, due di quei pescecani che vogliono mille dollari ogni volta che alzano il telefono, Benjamin Brafman e William Taylor, gli avevano confezionato in un là per là. «Mister Strauss-Kahn ha lasciato l’albergo un’ora prima del momento in cui i fatti si sarebbero verificati», pinneggiavano gongolando i due ieri mattina. Peccato che nel frattempo la polizia avesse corretto l’ora dell’aggressione, riportando indietro le lancette dell’orologio proprio di un’ora, dalle 13 alle 12.
Dunque? «Dunque è un casino», pare che abbia rivelato l’avvocato Brafman a uno dei suoi assistenti. Anche perché ora si viene a sapere che mica è la prima volta, che il signor direttore ci fa. Al Sofitel di New York «the Mammatron of the money», come lo chiamavano sottovoce gli uscieri e i fattorini richiamandosi a un personaggio di una serie Tv di fantascienza, aveva già molestato diverse cameriere prima della povera Ofelia, la trentaduenne che ha scatenato l’inferno. «Solo che la direzione finora era riuscita a soffocare lo scandalo» ha detto il deputato Bernard Debrè.