«Stravedeva per quel ragazzo». E confermano: la gelosia possibile movente

BariSabrina Misseri era molto interessata a Ivano Russo, un'infatuazione, anzi una vera e propria ossessione che l'avrebbe spinta anche a controllare i suoi movimenti: è quanto emerso dalla seconda udienza del processo per l'omicidio di Sarah Scazzi.
Un capitolo importante nella storia giudiziaria della tragedia che si è consumata il 26 agosto di due anni fa ad Avetrana: perché proprio la gelosia, che avrebbe corroso i rapporti tra le due cugine, è il pilastro su cui poggia l'intero impianto accusatorio. E nell'aula della Corte d'Assise di Taranto, dove Sabrina è imputata di omicidio insieme alla madre Cosima Serrano, le prime testimoni di quello che si annuncia come un dibattimento fiume hanno confermato lo scenario tratteggiato dalla procura.
Doveva essere il giorno di Ivano Russo, il ragazzo conteso, giunto a palazzo di giustizia insieme alla fidanzata Virginia Coppola. Ma il suo interrogatorio è stato rinviato al 31 gennaio. E così quello di ieri è stato invece il giorno delle amiche. Prima ha parlato Stefania De Luca, che ha confermato il profondo interesse di Sabrina per Ivano precisando che la ragazza «sperava che si potesse creare qualcosa»; e poi ancora: «Si sentivano molto spesso - ha dichiarato - via telefono o messaggio, uscivano quasi tutte le sere insieme, quando non si vedevano Sabrina andava a controllare dove fosse, faceva appostamenti».
Ma non è tutto. Perché la testimone ha anche raccontato che la sera prima dell'omicidio Sabrina litigò con Sarah in una birreria e le disse: «Sai, io e Ivano non ci stiamo parlando più, adesso ci parla solo Sarah, lo sai com'è la Sarah, per due coccole si vende». Un passaggio chiave nelle indagini, anche perché nel corso degli accertamenti l'imputata non ha mai fatto riferimento a quanto accaduto e anzi, nei giorni successivi alla scomparsa, parlando proprio con Stefania De Luca, avrebbe sostenuto che forse i parenti della quindicenne, quelli che vivono a San Pancrazio Salentino, sapevano qualcosa in più: secondo la procura si sarebbe trattato di un altro tentativo di depistare le indagini.
L'udienza è proseguita. È stata ascoltata un'altra amica, Angela Cimino. «Quando Sabrina non usciva con noi voleva sapere ogni nostro spostamento, una sera ero uscita con Ivano e lei nella notte mi mandò una decina di messaggi in cui chiedeva gli spostamenti», ha dichiarato la testimone. Che però ha precisato di non aver mai visto litigare le cugine.
Sabrina, il personaggio chiave dell'inchiesta, accusata di aver strangolato la quindicenne per una feroce gelosia, ha ascoltato con attenzione: vestita di nero, molto dimagrita, era seduta al banco della difesa insieme alla madre, Cosima Serrano, avvolta in un cappotto verde scuro. La Corte ha infatti concesso a entrambe di partecipare al processo al di fuori dalla gabbia destinata ai detenuti. Alle loro spalle c'era Michele Misseri, padre e marito delle imputate, accusato di soppressione di cadavere: fu lui a far sparire il corpo, fu lui a farlo ritrovare. Il contadino di Avetrana da tempo continua a urlare la sua colpevolezza, dice di aver ucciso da solo e scagiona i familiari: lo ha confermato anche in numerose lettere, che i giudici hanno deciso di acquisire al fascicolo processuale.