Stravince il vero riformismo

Caro Granzotto, possiamo dire che il 13 aprile è nata la Terza Repubblica?
Gian Alberto Manti e-mail


No, non possiamo dirlo: c’è ancora del lavoro da fare - mi riferisco a due-tre riforme istituzionali - prima di procedere al festante battesimo della Terza Repubblica. Con lo scrollone del 13 aprile (che botta!) la sua parte del lavoro l’elettorato l’ha fatto. Fertilizzando l’orto della destra, potando le frange estreme, sfoltendo drasticamente i cespugli e tagliando l’erba sotto i piedi di certi bamboccioni che s’illudevano di campare facendo l’ago della bilancia, ha effettuato una meritevole opera di giardinaggio. Mai come in questa occasione ha fatto un uso così persuasivo e costruttivo della sovranità della quale è investito; mai ebbe a manifestare così schiettamente la propria volontà riformista. Ora tocca agli eletti, alla politica, concludere l’opera e tutto lascia intendere che la buona volontà ci sia. Vuoi nelle schiere di chi ha (stra)vinto, vuoi in quelle che ne sono uscite se non con le ossa rotte, certamente assai ammaccati. E che, se non vogliono marcire decomponendosi ulteriormente, non possono tenersi fuori o addirittura ostacolare quel cambiamento prima invocato, ora preteso a gran voce dagli italiani. A conti fatti, caro Manti, possiamo tranquillamente dire che è l’Italia ad aver vinto le elezioni. Un’Italia che non si è fatta suggestionare dalle menate sul giovanilismo intellettualmente e culturalmente vincente a scatola chiusa; sul primato politico e sociale del quotarosismo; sulle affabulazioni oniriche e onanistiche degli «I have a dream», «I care» e «We can»; sulle sbandierate fregnacce dell’Economist; sulle sponsorizzazioni dei George Clooney; sui languori, il mollaccionismo e il piccato buonismo di una espressione come «il principale esponente dello schieramento a noi avverso»; sulla giostra del «pullman di Walter» (portano iella, i torpedoni elettorali); sull’alluvione di ideali e di valori un tanto al chilo e sui capilista «volti freschi della nuova stagione». Un’Italia che ha saputo scrollarsi di dosso vecchi arnesi, falci e martelli, soli che ridono. Scrive Claudio Calderari da Venzone, in quel di Udine: «mano a mano che leggevo l’elenco di quelli che il Parlamento lo vedranno con il binocolo (Luxuria, Giordano, Caruso, Diliberto, Pecoraro Scanio ecc...), l’aria diventava sempre più pura, sempre più gradevole, da gustare a pieni polmoni. Sì, oggi è proprio una bella giornata!». Bellissima.