Stravinskij e una «carriera» invidiabile

Pietro Acquafredda

Tutti a domandarsi come mai La carriera di un libertino (The Rake’s Progress), musica di Igor Stravinskij, libretto di Wystan Hugh Auden e Chester Kallmann, accolta trionfalmente alla Biennale di Venezia, l’11 settembre 1951, non sia entrata stabilmente nel repertorio dei nostri teatri e non goda del successo che si merita; e a rispondersi che contro quest’opera rema soprattutto la pigrizia e la scarsa fantasia dei nostri teatri, oltre la difficoltà esecutiva. Altra ragione non c’è, giacché La carriera di un libertino è unanimemente ritenuta l’ultimo capolavoro del melodramma, oltre che il capolavoro teatrale di Stravinskij, uno dei più bei libretti di tutti i tempi, godibilissima benché sia opera recente. Santa Cecilia, nonostante i tempi di vacche magre per la musica e l’opera in Italia, la propone in veste «semiscenica» al suo pubblico, con un cast di livello e sotto la guida di Daniele Gatti, una delle migliori bacchette in circolazione.
Per l’odierna messinscena, in un luogo insolito e «teatralmente inospitale» come la sala grande dell’Auditorium, il regista Lorenzo Mariani e lo scenografo-costumista Maurizio Balò sono stati costretti a farsi venire qualche idea - necessità fa virtù - ma che fosse tassativamente poco costosa e di grande effetto. L’orchestra, in primo piano, in palcoscenico e non nella cosiddetta «buca» dei teatri; diventa la protagonista dell’opera, come lo è di fatto la musica di Stravinskij; attorno ad essa uno spazio per i cantanti che talvolta si muovono anche alle spalle del direttore; e solo pochissimi arredi (sedie, tavolo, sofà) secondo le esigenze del racconto, la cui sostanza Stravinskij trasse da un serie di incisioni settecentesche dell’inglese William Hogarth, pittore moralista che si era ispirato ad un fatto di cronaca, desunto dai giornali. Ecco l’idea «povera» ma originale: inondiamo tutto lo spazio possibile di giornali (per non incorrere in censure da par condicio, sono stati lasciati fuori tutti i giornali italiani a favore dell’inglese Herald Tribune) e con gli stessi impacchettiamo sedie e leggii, alla maniera di Christo, l’artista americano conosciutissimo come impacchettatore. Per Daniele Gatti, quest’opera che utilizza strutture e forme stilistiche dell’opera sette-ottocentesca, cui fa il verso in molti passi, è difficile da eseguire perché ha una scrittura musicale trasparente, asciutta, lontana quindi da quella del melodramma; curiosamente più vicina a Mozart che a Verdi e Wagner. Interpreti principali Rainer Trost (Tom Rakewell), James Morris (Nick Shadow), Ellie Dehn (Anne) e Sara Fulgoni (Baba la turca). Orchestra e Coro dell’Accademia di Santa Cecilia.
Auditorium Sala Santa Cecilia. La carriera di un libertino di Igor Stravinskij, diretta da Daniele Gatti. Oggi alle 18, lunedì 20 (ore 20) e mercoledì 22 (ore 19.30). Biglietti da 16 a 41 euro. Informazioni: 06.8082058.