STREET ART Dalla strada alle mura della galleria

«Avantgarden» è il primo spazio per writer In mostra con Abbominevole, Falco e EastEric

Dalla strada alle gallerie, il percorso è difficile ma non impossibile. Non nuovo, per la verità: in passato, artisti come Keith Haring (il cui «Murale di Milwaukee» è ospitato in questi giorni, fino a luglio, alla Villa Reale di Monza) e Jean-Michel Basquiat hanno fatto del graffitismo e della street art un vero e proprio fenomeno di culto.
Recentemente Vittorio Sgarbi - nella sua doppia veste di critico d'arte e di assessore alla Cultura del Comune - ha «sdoganato» i graffiti dei centri sociali e delle periferie metropolitane. Ecco perché il momento appare propizio per Avantgarden Gallery, lo spazio milanese dedicato espressamente alla street art.
Sotto la direzione artistica di Manfredi Brunelli Bonetti, art director e veterano della street art, Avantgarden da soli due mesi si propone come il luogo dove poter accedere alla comprensione dei codici della strada, in eterna mutazione. La galleria offre quindi uno spazio a quegli artisti che volessero cimentarsi in un laboratorio dove poter creare opere originali, senza perdere il fondamentale rapporto con la strada, le sue suggestioni e, soprattutto, con quelle «tele» di marmo e mattoni che sono i muri che le attraversano. Avantgarden è destinato quindi ad ospitare collettive e personali di quegli artisti capaci di trasformare il semplice graffitismo «di maniera» in un linguaggio artistico completo, qualcosa che sappia raccontare il contemporaneo e, se possibile, anticipare le future tendenze. Fino al 18 maggio, lo spazio di via Cadolini (orari di apertura: dal martedì al venerdì 11:00 -17:00; sabato dalle 14:00 alle 19:00) ospita It's A Fame Lies Gathering, una celebrazione delle origini della street art affidata agli artisti milanesi Abbominevole e Falco (alias Falkomat) e al francese EastEric (alias Eric Del EstE): nelle loro opere, non solo spray e poster, ma anche fotografia, video e installazioni, in un tripudio di colori e immagini che intendono raccontare il tema della famiglia, intesa come realtà in crescita, luogo di scambio e intimità «al di là dei reali gradi di parentela».
Decisamente intrigante, questo «flirt» tra linguaggio moderno della street art e un soggetto tradizionalista come la famiglia: un'ulteriore dimostrazione di come i luoghi comuni siano banditi da questo orizzonte espressivo. Gli artisti protagonisti di It's A Fame Lies Gathering si trincerano dietro il classico «nome da combattimento»: Abbominevole è del ’79, vive e lavora a Milano. Celebri i suoi stickers, già protagonisti della personale pittorica alla Galleria 1000eventi nel settembre 2006 e della collettiva, tuttora in cartellone al Padiglione d'Arte Contemporanea, intitolata «Street Art Sweet Art».
Falco (del ’73) opera a Milano da diversi anni, ma può sfoggiare un curriculum consolidato nelle strade di Berlino, una delle capitali internazionali della street art e del graffitismo, metropoli nella quale partecipa a diverse collettive ed è protagonista di alcune personali nel quartiere di Kreutzberg. Ben poco conosciuto in Italia ma una vera celebrità oltreconfine, il francese EastEric, artista concettuale, per lo più allergico agli eventi mediatici. Ciò che lo ha convinto a partecipare alla mostra, il particolare identikit del management di Avantgarden: «Siamo tutti street artist, fortemente radicati sulla scena nazionale e internazionale - spiega Manfredi Brunelli Bonetti - Gli artisti, che spesso sono amici, si fidano di noi».
Anche Milano sembra fidarsi dei suoi «artisti di strada», anche se a lui ad esempio l’iniziativa in corso al Pac non ha entusiasmato. Sotto accusa, il «criterio di selezione degli artisti. Con operazioni di questo tipo - chiosa - non si aiuta certo la street art. Il tempo è dalla nostra parte, comunque: dirà quale dei due progetti, se il nostro o il loro, è veramente valido». Comunque «in città c'è un'atmosfera positiva conclude - Dagli anni '80 c'è interesse per queste forme dì'espressione, la stampa ci ha spesso cercato per interviste. L'unico pericolo? Sempre il solito: quando comincia a circolare troppo denaro».