La strega Monica: «Noi attori vittime della vanità»

«La bellezza non dipende da qualche chilo in più o in meno ma dalla personalità: basta guardare la Loren e la Rampling»

Pedro Armocida

da Venezia

L’incantevole strega Monica Bellucci entra nell’affollata sala del Casinò al braccio del suo più fidato alleato, il colore nero. Che indossa, ha dichiarato su Vanity Fair di questa settimana, «quando ho paura che qualche chilo in più, sui fianchi, sul sedere, si inizi a notare. E allora, praticamente sempre, mi vesto di nero». Quisquilie, direbbe Totò. Quale donna non vorrebbe essere come lei e, soprattutto, quale uomo le troverebbe dei difetti? A quasi un anno di distanza dalla nascita della piccola Deva, la moglie dell’attore Vincent Cassel approda al Lido, capelli lunghi e liscissimi, corpetto di pizzo nero su pantaloni dello stesso colore, con tutti gli onori che spettano all'unica attrice italiana della sua generazione che è riuscita a diventare una star anche all’estero. Motivo per cui è stata scelta, insieme a Matt Damon e Heath Ledger, dal visionario regista Terry Gilliam, ex Monty Python, per interpretare la Regina nello strampalato e sfortunato (la critica negli Stati Uniti lo ha fatto a pezzi) I fratelli Grimm e l'incantevole strega, passato ieri in concorso e in uscita nelle sale a ottobre, distribuito dalla Buena Vista. Oltre alla Bellucci il film di Gilliam può contare su autorevoli apporti italiani come le musiche di Dario Marianelli e i costumi di Gabriella Pescucci (premio Oscar) e Carlo Poggioli, che già avevano collaborato col regista in Le avventure del Barone di Munchausen.
Certo: in tutto, su due ore tonde tonde di film, la nostra Monica appare per non più di dieci minuti, ma la sua figura è la chiave di volta di tutta la storia. Contro di lei i due fratelli Grimm dovranno combattere per salvare le fanciulle di un villaggio. «Questo perché - spiega la trentasettenne attrice di Città di Castello trapiantata a Parigi - la malvagia regina dello specchio fa un sortilegio che la fa rimanere in vita per l’eternità. Si dimentica solo di aggiungere di voler restare giovane e bella. L’antico splendore è conservato nella sua immagine specchiata e può tornare giovane solo bevendo il sangue di vergini fanciulle».
Una metafora sull'ansia molto contemporanea di rimanere giovani?
«Già, una metafora della vanità. Il mio ruolo è dedicato a chi crede troppo nella propria immagine: noi attori siamo le prime vittime, ma non le sole. Basta pensare a cosa sono capaci di fare le donne pur di apparire in un certo modo. Oggi c’è l’ossessione di rimanere tutti giovani e belli».
E lei come affronta il passare degli anni?
«Con pillole speciali... (ride) A parte gli scherzi, mi piacerebbe molto arrivare ad avere 500 anni, come la regina del film e, anche se vecchia e decrepita, pensare di poter prendere ancora un tè con le mie amiche e chiacchierare. La bellezza non dipende da qualche chilo in più o in meno ma dalla personalità. Charlotte Rampling e Sophia Loren rappresentano fisicamente due donne agli antipodi, ma sono entrambe meravigliose».
È vero che Gilliam è stato il regista più bizzarro con cui ha lavorato?
«Sul set non si poteva seguire la sceneggiatura perché ogni mattina tutto cambiava. La Regina cattiva l’abbiamo creata mentre lavoravamo al film. Gilliam è dotato di un talento visionario sfrenato e anche con questo film riesce ad avventurarsi in generi diversi incutendo paura grazie agli spettacolari effetti speciali. Tutto con una profonda ironia sull’ossessione della bellezza. E poi ha un modo di raccontare le fiabe molto vicine alla realtà. Sono sempre stata una sua grande ammiratrice e ho amato tutti i suoi film».
E con i fratelli Grimm Matt Damon e Heath Ledger com'è andata?
«Hanno dimostrato di essere due attori molto validi e divertenti, perfettamente a loro agio in un mondo fantastico abitato da mostri, streghe e regine malvagie».
A quale personaggio delle favole s'è ispirata?
«Certamente alla regina cattiva di Biancaneve anche se non volevo darne un’immagine semplicemente crudele ma, piuttosto, di una persona condannata a un triste destino. In lei c’è qualcosa di molto tragico ed è in particolare questo suo aspetto ad avermi affascinato. L'insieme poi di tenerezza, sensualità e dolcezza la rende più temibile delle classiche streghe cattive. Ho anche voluto mantenere la mia voce sia per la regina giovane che per quella vecchia. Ed è stata una delle cose più divertenti del film».
Fiaba preferita?
«Amo Cappuccetto Rosso per il rapporto di attrazione e repulsione che ha con il lupo».