«Lo Strega a Scalfaro, truffa a favore del No»

Gabriele Villa

In principio fu Ennio Flaiano. Poi vennero Cardarelli, Pavese, Buzzati, Tomasi di Lampedusa, Cassola. In principio, appunto. Perché, qualche anno dopo, cominciarono ad arrivare sul palco dei premiati le Dacia Maraini, gli Enzo Siciliano, gli Ernesto Ferrero, sospinti verso l'alloro letterario del Premio Strega, da un provvidenziale vento che soffiava da sinistra. Oggi, anzi ieri, con una solenne cerimonia in piazza del Campidoglio a Roma è arrivata sul podio dei premiati anche la Costituzione, sì la Costituzione italiana. Che forse non sarà proprio un capolavoro stilistico da leggersi tutto d'un fiato, ma, in compenso, compie sessant'anni. Giusto come il Premio Strega. Una felice coincidenza da cogliere al volo, deve aver pensato qualcuno fra i quattrocento Amici della domenica che sono soliti riunirsi a Villa Bellonci, per far felice un sacco di gente. Per esempio per ingraziarsi il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, che ieri sera ha ritirato il premio in rappresentanza dei costituenti. Peccato che lo stesso presidente emerito, ma probabilmente questo particolare sarà sfuggito a gran parte di lettori e scrittori «domenicali» che sono i votanti del Premio Strega, sia anche presidente del Comitato referendario che si batte per l’abrogazione delle modifiche costituzionali proposte dal centrodestra e che lo stesso presidente emerito, in queste settimane non abbia perso un’occasione che è una per correre ovunque, indossando quella simpaticissima «maglia del No», gentilmente messagli a disposizione dai suoi sponsor dell’Unione. Peccato che persino uno dei votanti, Fausto Gianfranceschi, faccia il suo outing di rabbia e delusione, denunciando, sulla prima pagina del Secolo d’Italia che l’idea di istituire questo Premio Strega speciale, dedicato alla Costituzione italiana «è venuta a un gruppo capeggiato - citiamo testualmente - dal post comunista Tullio De Mauro che con una decisione politica che cancella qualsiasi traccia democratica non ha interpellato i votanti». Il risultato non è altro che, scrive ancora Gianfranceschi, «una truffa propagandistica, fatta da una combriccola». A tre giorni dalla scelta tra sì e no, tra il diritto-dovere di riammodernare la nostra carta costituzionale, come sostiene Silvio Berlusconi, e una «riforma costosissima» come mistifica Scalfaro, ciò che conta è collezionare spot per l’Unione. E, il Premio Strega continuerà nella sua collaborazione, anche dopo la serata promozionale di ieri in Campidoglio. Lo sanno già tutti, che il vincitore dello Strega, che sarà proclamato il 6 luglio nella festosa cornice del Ninfeo di Villa Giulia a Roma verrà scelto tra Rossana Rossanda e Sandro Veronesi. Ora Rossana Rossanda non ha bisogno di presentazioni che ne inquadrino la colorazione politica, mentre è il caso di ricordare che Sandro Veronesi, toscano, 47 anni è stimatissimo dall’attuale primo inquilino del Campidoglio, Walter Veltroni, sempre disponibile a sponsorizzare talenti letterari. A patto che siano di provata fede politica. Come è accaduto, senza andare troppo lontano, nel 2004, con Ugo Riccarelli, altro buon amico del sindaco di Roma. Allora, era difficile immaginare che il vento intriso di polvere rossa potesse soffiare ancora più forte. E invece il Grande Spot, continua. Come uno di quei romanzi stucchevoli che non finiscono mai.