STREGHE e roghi a Milano Non è solo storia da Medioevo

I primi processi si ebbero nel XIV secolo per poi aumentare

Strega uguale rogo. Rogo uguale Inquisizione. Inquisizione uguale Medioevo. E quindi: strega uguale Medioevo.
È questo il falso sillogismo che scatta nella mente di molti al solo sentir parlare di streghe e stregoneria. E di solito, poi, guizza anche l'invettiva: «Ah, che barbari quei preti medievali che torturavano a più non posso, bruciavano e maledicevano».
Ora: premesso che un pensiero del genere è come minimo in arretrato di circa un secolo, visto quel che ha fatto Giovanni Paolo II in tema di purificazione della memoria. Ma il fatto è che la caccia alle streghe è un fenomeno tipicamente moderno, non medievale. Con altri, è da tempo che provo a spiegare questa vicenda, ma la sua pervicacia induce a ripartire ancora da qui: il Medioevo ebbe non pochi difetti - ma accanto ad altissimi pregi, suvvia - però almeno non carichiamolo di quest'altro. Giusto per dare due coordinate: i primi processi per stregoneria si ebbero nel XIV secolo (il primo in Italia è del 1375), per poi aumentare di numero nei secoli successivi in regioni limitate e localizzate (per esempio la Svizzera, nel XV secolo) e quindi «esplodere» in epoca moderna.
Del resto, siamo così sicuri di essere «immuni» dal problema? In effetti mentalità e pratiche «magiche» percorrono, a ogni latitudine, tutta la storia umana compresa la nostra società, sulle cui strade di cemento si affacciano numerosi i garage di maghi part-time e sacerdotesse rutilanti, vestite a carnevale anche fuori stagione, venditrici di fumo per un pugno di euro e a volte ben di più. Eppure giudicheremmo il nostro tempo a partire dai cartomanti via etere o via cavo?
Il fatto è che la magia è stata da sempre antitetica alla civiltà occidentale: già condannata senza remore dal diritto romano, tale sanzione trovò eco nelle codificazioni teoriche medievali, per poi divenire operativa appunto con il tramonto del Medioevo e l'alba di una nuova era.
Dal canto suo, la Milano moderna ha conosciuto non pochi casi di processo e condanna a morte di streghe, preannunciati proprio da uno dei rari casi medievali: quello di Sibilla Zanni e Pierina Bugatis, giustiziate nel 1390 sulla pubblica piazza davanti a S. Eustorgio. Le due donne avevano già confessato, anni prima, di aver partecipato ad alcuni «giochi» con la Dama d'Oriente - altrimenti detta Diana o Erodiade - comprendenti animali e uomini, mangiate, bevute e insegnamenti misterici da parte dell'arcana divinità, ma se l'erano cavata con una reprimenda e un'ammenda. Se finirono sul rogo fu per la loro pertinacia, che era peraltro evoluta - così almeno sostenne Sibilla - in copula con il Demonio. E da qui al rogo il passo fu breve, ahiloro.
Il fatto era che la stregoneria era stata rubricata tra i crimini di eresia, quelli sì puniti da tempo con le fiamme terrene intese come anticipo di quelle eterne, nell'ottica di «purificare» la terra dal contagio. Certamente la società del tempo scaricò sui destini di quei miseri - peraltro il più delle volte realmente praticanti l'eresia o la magia, o almeno convinti di farlo - le proprie paure e angosce, ma trasformare la lotta intrapresa dagli Stati e dalle Chiese - il plurale è necessario, parlando di epoca moderna - in quella dell'oscurantismo contro la libertà di ricerca e coscienza, come sostengono malamente taluni affrettati divulgatori, è falsante. In quest'ottica, infatti, l'«ordine costituito» avrebbe soffocato tutto ciò che lo metteva in discussione, per natura portatore di innovazione e miglioramenti che i regnanti sui corpi e sulle anime volevano ricacciare nel profondo.
Un simile ragionamento attribuisce troppi meriti alla magia e ai suoi adepti, finendo paradossalmente con il ritenerla «vera» almeno quanto coloro che la praticarono. È un curioso contrappasso di un pensiero che reputa sempre erronei gli atti di chi governa, dimenticando per esempio che già all'inizio del Duecento il vescovo di Parigi Guglielmo d'Alvernia aveva ben distinto - e dunque salvato - gli aspetti scientifici e positivi insiti nell'arte magica, condannando sì quella «nera» ma per salvare quella «bianca», appunto «scientifica». Perché la storia è sempre un po' più articolata di quanto suppongono i detrattori dell'Inquisizione.