Uno strepitoso Rascel indossa il pesante cappotto di Gogol

Gogol scrive nel 1842 il racconto Il cappotto, scorcio surreale della desolata esistenza e della fine del povero travet Akakij Akakievic Basmackin preso in mezzo tra un'occupazione d'impiegato mortificante e l'indigenza della propria condizione sociale. Cento dieci anni più tardi, nel 1952, il regista Alberto Lattuada mette mano al racconto gogoliano e, fidando nella sceneggiatura di Luigi Malerba e Cesare Zavattini, realizza un film d'intensa suggestione drammaturgica. Tramutato nel nostrano Carmine De Carmine (impersonato da Renato Rascel) l'originario Basmackin e aggiornato agli anni Cinquanta, nella nostra Pavia, il décor ambientale di San Pietroburgo -: il povero travet incappato per caso in affari sordidi, viene prima gratificato di una cospicua somma di denaro (con cui si procura il più che necessario cappotto). E poi brutalmente scaricato, allorché provoca alcune involontarie gaffes. L'epilogo pateticamente mortale viene sorprendentemente riscattato dalla rivalsa grottesca che il fantasma di De Carmine si prende sui suoi persecutori. Il cappotto è una favola amarissima. E ancor oggi, di non spenta attualità nei suoi risvolti metaforici.

IL CAPPOTTO Minerva Classics - 15 euro