Stress test, Fed contenta ma boccia dieci banche

Non una parola su promosse e bocciate, ma soddisfazione per «i dati emersi dagli stress test» cui sono state sottoposte 19 banche Usa per verificarne il grado di solidità. Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, ha affrontato ieri durante un’audizione al Congresso uno dei temi caldi di questa primavera in cui i primi segnali di rallentamento della crisi si innestano in un quadro economico ancora fortemente deteriorato.
L’esito delle prove sotto sforzo sarà reso noto domani, ma già ieri gli istituti coinvolti avrebbero ricevuto dalla Fed i risultati. Secondo alcune indiscrezioni raccolte dal Wall Street Journal, dieci banche, tra cui Bank of America, Citigroup, Wells Fargo e diverse realtà regionali, non avrebbero superato l’esame e sarebbero quindi costrette a reperire capitali freschi per rafforzare la base patrimoniale. A detta di Bernanke, un eventuale ricorso alla ricapitalizzazione non costituirà comunque un problema e si risolverà senza ulteriori aiuti statali: «Le banche - ha spiegato - riusciranno a raccogliere una parte significativa dei nuovi capitali direttamente sul mercato, o emettendo nuovi titoli, o tramutando azioni privilegiate in azioni comuni o vendendo asset». Quanto alla permanenza del governo nell’azionariato, il numero uno della Fed ha precisato che «non è nostra intenzione rimanervi a lungo».
Con la richiesta alle banche di irrobustire il capitale, Fed e Tesoro intendono naturalmente garantire un miglioramento complessivo del sistema finanziario. Per questo, durante gli stress test, sono state simulate condizioni congiunturali particolarmente avverse, come un tasso di disoccupazione al 10,3% nei prossimi due anni e un crollo dei prezzi delle case del 22%. Ma il fatto che oltre la metà degli istituti “stressati” non avrebbe superato la prova potrebbe rientrare in una precisa strategia, spiegata dal Wall Street Journal, secondo la quale se quasi tutte le banche hanno necessità di ricapitalizzarsi, allora significa che nessuna è messa peggio delle altre. Resta da vedere se domani Wall Street, una volta alzato il velo sui risultati, sarà della stessa idea, oppure deciderà di penalizzare gli istituti meno robusti.
Il settore del credito Usa potrebbe tuttavia trovare un sostegno nei lenti segnali di miglioramento dell’economia. Bernanke ha confermato che la velocità di contrazione dell’economia americana sta rallentando, anche se i dati sull’andamento delle richieste sui sussidi alla disoccupazione lasciano prevedere «ulteriori perdite di posti di lavoro e un aumento del tasso di disoccupazione (attualmente all’8,5%, ndr) nei prossimi mesi» anche a causa della cautela da parte delle imprese ad assumere personale. La Fed non si aspetta però un superamento della soglia del 10% di senza-lavoro a fine 2010.