La stretta Bce si avvicina: euro a quota 1,19

da Milano

L’euro si avvicina all’appuntamento del primo dicembre prossimo, data del primo aumento dei tassi da parte della Bce dopo cinque anni, in una posizione di maggior forza rispetto al dollaro. La moneta unica si è spinta infatti nella tarda serata di ieri fino a quota 1,1902, proprio mentre il petrolio scendeva a New York fino a un minimo di 56,90 dollari il barile, il livello più basso dallo scorso 18 novembre. Tra i due movimenti non esiste alcuna correlazione, ma gli alti prezzi raggiunti dal greggio in tempi recenti e le conseguenti tensioni sull’inflazione, sono alla base della decisione che il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, prenderà giovedì prossimo. Quando, con ogni probabilità, il costo del denaro verrà alzato di un quarto di punto, al 2,25 per cento. Nei giorni scorsi, nello scoprire le carte sulle mosse di politica monetaria, Trichet aveva giustificato l’esigenza di muovere verso l’alto le leve dei tassi come misura di prevenzione per contrastare il surriscaldamento del costo della vita, che dal 2000 a oggi è sempre rimasto oltre quella soglia del 2% che costituisce la soglia di accettabilità della Banca centrale europea. Con crescente attenzione la dinamica inflazionistica viene monitorata anche negli Stati Uniti. Ben Bernanke, futuro successore di Alan Greenspan alla guida della Federal Reserve, è del resto un convinto assertore dell’inflation targeting. Gli analisti sono convinti che la Fed continuerà ad alzare i tassi almeno fino alla fine del primo semestre del 2006, anche se dalle minute dell’ultima riunione del Fomc si è visto con chiarezza come sia aperto il dibattito tra i governatori sull’opportunità di continuare a serrare le viti del credito. Il problema è capire quali condizioni economiche erediterà Bernanke. Ovvero, se - e in quale misura - l’atteso rallentamento congiunturale si verificherà. L’andamento fiacco delle vendite pre-natalizie non sembra promettere nulla di buono, al punto che ieri Wall Street, dopo un rally durato cinque settimane, ha subito tirato il freno. Dall’indirizzo che prenderà la politica monetaria Usa dipenderanno in buona misura le sorti dell’euro nei prossimi mesi. Che, almeno per ora, potrebbe trovare difficoltà a consolidare i livelli raggiunti ieri.