Stretta e intasata: ecco la Romea il pericolo pubblico delle strade

nostro inviato

sulla Romea

Andateci piano. Da oggi e fino a domenica 19 agosto compresa, la Polizia stradale disporrà tutti i giorni sulla Romea autovelox mobili in più punti del tracciato. È il modesto scoop, nel nome della prudenza, che ho pensato bene di regalarvi dal reticolo viario adriatico. Che, nelle prossime ore, è destinato a diventare tra i più congestionati d’Italia. La sto battendo in lungo e in largo da qualche giorno questa zona. E, a parte regalarvi un sorriso riferendovi delle passerelle per le selezioni di «Miss play girl» e del «Maschio più bello d’Italia», avvenute l’altra sera in piazza Caravaggio, sotto la pioggerellina di Lido di Spina, o rammentarvi l’imminente Sagra della Zucca a Ponte Langorino, vi assicuro che c’è poco da scherzare. C’è poco da distrarvi. Anche se su questa strada in alcuni momenti potreste avere il solletico di pigiare a 110, o quantomeno a 90, date un’occhiata a quei, rari, cartelli di 70 all’ora che compaiono lungo il tracciato. E rispettateli. Sempre. Per voi e per chi avrete a bordo in questi giorni di festa. Mi è parso logico, completato l’intero tragitto della Transpolesana fino alla rotatoria di Borsea, a Rovigo, rimanere da queste parti. Prendere un tratto della SS 16, l’Adriatica (a proposito, anche su questa battutissima statale, ve lo dà per certo la Polizia stradale, saranno disseminati autovelox volanti il giorno 14 e il giorno 17 agosto), per poi innestarmi sulla SS 309 e presidiare la zona da cui mando queste righe. Ed è proprio sulla SS16 che ho il primo incontro ravvicinato con un pannello di controllo elettronico della velocità, disposto dall’amministrazione provinciale di Ferrara. Il tempo che mi inquadri la telecamera e arriva la promozione: sono in regola, dato che appare sul display del pannello un bel 62 quando la velocità massima, in questo tratto, è di 70 all’ora. Ottimo, d’altra parte i canali di irrigazione, che corrono lungo entrambe le corsie di marcia, non avrebbero dovuto indurre ad insensate accelerazioni. Così giungo rinfrancato allo svincolo con la Romea. Perché non è poi così vero che, se la conosci, la Romea, la eviti. Al contrario puoi conoscerla e frequentarla regolarmente come fanno centinaia di automobilisti ogni giorno. Basta trattarla con il rispetto e la delicatezza che una signora non più giovane e, a tratti, un po’ scorbutica giustamente pretende. Così, anche quando viaggiate ammirando entusiasti gli ordinati filari di alberi di pere e le più svariate coltivazioni ortofrutticole a destra e i campi di granturco a sinistra, forse è meglio non vi dimentichiate che quella che state occupando è l’unica corsia di marcia, perché sull’altra corsia le auto arrivano dal senso opposto. E nemmeno vale la pena di cedere a quella beffarda linea continua di mezzeria che, a volte, come fosse il richiamo delle sirene di Ulisse, diventa tratteggiata e vi spinge ad osare. No, state buoni se potete, altrimenti vi comporterete esattamente, succederà più avanti, come quello sconsiderato che, all’altezza di ponte Bellocchio, nelle vicinanze di una curva pericolosa, si butta a sorpassarmi come se fosse una questione d’onore. Proprio dove avrei potuto contemplare in santa pace la bellezza di una strada che, entrata nella provincia di Ravenna, costeggia per un tratto la Valle di Comacchio per poi scavalcare il fiume Reno e «bucare» la Pineta di San Vitale.
Strana storia quella della SS 309, nota più semplicemente come Strada Romea. Pensate che affonda le sue radici, o meglio il suo asfalto (quando l’asfalto è asfalto e non somiglia ad una grattugia, naturalmente) sullo storico tracciato medievale che collegava Venezia a Roma (per questo motivo è diventata la Romea) e che oltre ai traffici commerciali rappresentava l’ideale via di transito per i pellegrini cristiani diretti alla sede del Papato. Le affioranti, scarse reminiscenze risalgono, nel mio caso, non proprio al Medioevo ma a quando, adolescente, frequentavo i Lidi Ravennati. E a qualche gita, con annesse visite museali e sermoni storico-culturali sulla zona circostante, che mi toccava nei giorni di pioggia. I pellegrini diretti a Roma e le loro buone intenzioni, dunque. Chi glielo racconterebbe che la fama della Romea di oggi è invece costantemente legata agli incidenti che capitano lungo questo percorso, da Ravenna a Porto Marghera, che si snoda per poco meno di 130 chilometri. Incidenti che l’hanno fatta diventare il quarto pericolo pubblico italiano in termini di raccapriccianti statistiche di viabilità. Scene di ordinaria follia dei nuovi pirati del volante, unite alla fatalità e all’imponderabile. Come l’ultima.
Ancora vivida nella mente di molti di noi. Una roulotte che si sgancia dall’auto che la sta trainando e, zigzagando all’impazzata, invade la corsia opposta e diventa il muro assurdo contro il quale si schiantano dei motociclisti spagnoli. Il brivido, di conseguenza, è ammesso, mentre un automobilista romeno, che si trascina un carrello per la tenda che scarroccia in modo allarmante, mi sorpassa in un tratto dove la linea continua di mezzeria decisamente non lo permetterebbe.
Ma c’è già aria di ingorghi e rallentamenti quando, transitato per Pomposa e scavalcato il Po di Volano, mi avvicino al litorale adriatico. Anche perché alle porte di Comacchio, nella Porto Garibaldi dei pescatori più tenaci, si innesta il raccordo autostrade. E così, mentre freno e mi accodo, quel cartello, «Benvenuti ai sette Lidi di Comacchio», avrò tutto il tempo per rileggermelo più volte al rallentatore. Sapore di mare. Ma anche puzza di gas di scarico. Perché le auto che mi precedono sbuffano furiosamente. Che stillicidio la Romea della vigilia di Ferragosto che dovrebbe fare da trampolino d’ingresso ai vari lidi. Faranno bene quelli che, infischiandosene della riga continua e dei semafori, invadono la carreggiata opposta e sgusciano dall’insopportabile coda, come anguille di zona?