«Strisce blu, fuori dal centro si può far ricorso»

Escluse dal provvedimento le «aree a rilevanza urbanistica». Dattolico: «Ma non arriva fino a Sesto...»

«Quando c’è una sentenza della Cassazione che apre una voragine tra quello che è accaduto in passato e quello che dovrà succedere, occorre interrogarsi». Si esprime così Vito Dattolico coordinatore dei 150 giudici di pace. L’argomento è quello che da 48 ore sta appassionando gli automobilisti di tutta Italia: se non c’è un parcheggio gratuito nelle vicinanze, quello a pagamento non è regolare (codice della strada, articolo 7, comma ottavo), dunque si può fare ricorso. È successo pochi mesi fa in una cittadina sarda e i giudici della suprema Corte hanno dato ragione all’automobilista. Immediata la reazione dei Comuni, Milano in testa. «Ci sono zone di particolare rilevanza urbanistica che possono non comprendere le aree di parcheggio gratuito, lo sostiene l’articolo 8 del Codice della strada» è stata la replica dell’assessore ai Trasporti Edoardo Croci. E ora la riflessione. Come suggerisce il giudice Dattolico. Qual è la zona di interesse urbanistico? Sicuramente il centro storico o le aree a circolazione limitata. Ma dove finisce il centro storico a Milano? Con i Bastioni (prima circonvallazione) o con il percorso del filobus 90-91, terza circonvallazione? Il sindaco Albertini, da commissario straordinario al traffico, aveva considerato anche quest’ultima come zona di interesse urbanistico, «che però non è il centro storico - ha aggiunto Dattolico -. Il cittadino allora può chiedere un parere alla magistratura (in caso di multa presa nelle strisce blu fuori dal centro storico) ossia può rivolgersi al giudice per sapere se è stato rispettato il criterio di rilevanza urbanistica». Insomma, se il parcheggio è a pagamento al di fuori della prima cerchia, per legge, ci devono essere anche delle aree di sosta gratuite. Via libera ai ricorsi dunque? «Non voglio invitare la cittadinanza a fare ricorsi indiscriminatamente. È chiaro che l’automobilista deve sapere che nel centro storico e nelle zone a circolazione limitata un Comune regolamenta la sosta come crede, ma se poi lo stesso cittadino vede tutta la città riempirsi di strisce blu e gialle e se queste dovessero arrivare fino a Breda o Sesto San Giovanni ha tutto il diritto di interrogarsi, anche rivolgendosi a un giudice». L’associazione di consumatori Adoc sostiene che il Comune non è «al riparo dai ricorsi perchè ha fatto una delibera (sulle aree di interesse urbanistico) e che anzi «queste delibere danno l’impressione ai cittadini di un tentativo dell’amministrazione di eludere la legge per far pagare un parcheggio non dovuto». Dattolico cita il comma 7 dell’articolo 7 del codice della strada, dove si prevede che il denaro ricavato dalla sosta a pagamento venga utilizzato per costruire nuovi parcheggi. «In questo modo gli spazi sulla strada si libererebbero. Come succede in qualsiasi città civile, prima si occuperebbero le aree libere, poi si ripiegherebbe su quelle a pagamento». Ma a Milano le aree libere sottolineate da strisce bianche sono ancora più rare delle giornate con le polveri sottili entro i limiti.