STRISCIA TORNA SULLA STRADA MAESTRA

Riecco la Striscia migliore, quella che per un bel po’ di tempo sembrava essere andata in letargo e che ora è tornata pimpante, evidemente desiderosa di riprendersi gli spettatori perduti ma soprattutto il gusto di predisporre ogni sera qualcosa di vitale e brillante. L'inizio fa ben sperare, con Greggio che calibra il monologo iniziale con verve e senza strafare, una efficace inchiesta a effetto sui corsi a pagamento per recuperare i punti della patente perduti, Staffelli alle calcagna di Fazio, due veline mai così belle (e si spera che vengano valorizzate dando loro il giusto spazio) e un ritmo complessivo convincente fin dalle prime battute, senza sbrodolamenti e senza ricorrere al malinconico ingaggio di ex protagonisti del Grande Fratello come nel recente passato. Non a caso, complice l'effetto novità della prima puntata, Striscia la notizia (dal lunedì al sabato su Canale 5, ore 20,30) ha riconquistato il primato dell’audience rispetto ad Affari tuoi (che con Bonolis primeggiava regolarmente), ridimensionando gli eccessivi e prematuri squilli di tromba che avevano accolto i primi successi di Pupo. La contesa tra i due programmi proseguirà per tutta la stagione e solo alla fine, fatti i conti per bene, si scoprirà se davvero il format di Affari tuoi è indipendente dalla personalità e dalla bravura di chi lo conduce. Se Pupo saprà primeggiare sul programma di Ricci come ha fatto sempre Bonolis avrà vinto soprattutto il format, altrimenti varranno altre considerazioni più inerenti ai meriti e alle attitudini professionali. Va da sé che questa è una stagione decisiva per Striscia e non solo per le beghe da cortile del rimpallo dei dati Auditel che ognuno tira per la giacchetta a seconda delle convenienze e che sembrano diventare ogni anno più ingombranti, fino a prendersi tanto spazio nel dibattito televisivo. È una stagione decisiva soprattutto per capire se il programma ha voglia di tornare a essere il punto di riferimento satirico dell’attualità quotidiana, come nelle annate migliori. L’aver perso il primato degli ascolti dopo anni di egemonia ha avuto una ripercussione tangibile sull’entusiasmo di Ricci e dei suoi collaboratori, facendo prendere qualche scelta sbagliata (troppi personaggi di basso profilo a libro paga, l’idea di contrapporre al quiz dei pacchi un controquiz con grossi premi in palio, peraltro presto abortito, un vorticoso turn over di conduttori che ha finito per disorientare il pubblico). Adesso è il momento giusto per riprendere la strada maestra. Anche perché, sia detto sottovoce per non urtare troppe suscettibilità, perdere dal Bonolis formato quiz ci poteva stare, ma perdere anche dal Pupo monocorde non sarebbe un bel segnale per Striscia.