Striscioni, pronta la stangata per l’Olimpico

Fini: «Mi sorprendo come possa entrare ancora di tutto nello stadio». Il questore: «La polizia temeva reazioni spropositate»

Marcello Di Dio

da Roma

«All’Olimpico ci sono stati comportamenti vietati dalla legge». Il messaggio che il presidente della federcalcio Carraro lancia dal salone d’onore del Coni, dove ha aperto il convegno sul futuro del calcio italiano, è una condanna precisa all’apologia di reato commessa dai tifosi. E di fatto è anche una linea guida per la giustizia sportiva. Confortata anche dal referto dell’arbitro Messina, che avrebbe fatto il suo dovere: riportare quanto visto in curva sud senza sospendere la partita, eventualità che - come prevede la norma Figc (e come lo stesso Carraro ha sottolineato) - è prevista solo su intervento del responsabile dell’ordine pubblico.
Ecco che oggi il giudice Laudi darà il suo verdetto. Attesa una stangata per la Roma, che pure ieri aveva preso le distanze dagli striscioni di marca nazista. L’Olimpico dovrebbe essere vietato ai giallorossi per due turni (Roma in campo neutro l’8 febbraio con il Cagliari e il 19 febbraio con l’Empoli), resta da definire se con il vincolo delle porte chiuse. A pesare sulla sentenza, la diffida dell’Olimpico per il lancio di oggetti durante il derby romano dell’ottobre scorso.
Sdegno generale per gli episodi di domenica. «Mi sorprendo che ancora entri di tutto nello stadio, nonostante i biglietti nominativi», sottolinea il vicepremier Fini. Vero, ma ieri a Lecce una ragazza è stata denunciava perché nascondeva un fumogeno nel reggiseno. «Una manifestazione di imbecillità», dice il ministro delle Comunicazioni Landolfi. «Si applichi il decreto Pisanu», consiglia il portavoce della comunità ebraica Pacifici, che ieri ha incontrato il questore Fulvi. «Io avrei interrotto la partita», l’opinione del sottosegretario Pescante. «La squalifica sarebbe un errore, sono ragazzacci in cerca di esibizionismo», il parere del senatore a vita Andreotti.
E a spiegare il comportamento delle forze dell’ordine, arrivano le versioni di questore e prefetto. «Sospendere l’incontro o andare tra gli ultras della curva per far sparire gli striscioni avrebbe scatenato una reazione spropositata e violenta nella quale sarebbero stati coinvolti tifosi innocenti. Gli striscioni sono stati esposti in modo “volutamente” saltuario, forse per impedire una reazione delle forze dell’ordine. Considerando poi anche il piano degli ultras sventato dalla Questura (le sei molotov scoperte e destinate ai pullman dei livornesi, ndr.), si è deciso di far proseguire l’incontro per non far degenerare una situazione già delicata».
«Nel decreto Pisanu non esiste alcun obbligo di sospensione della partita, comunque era pericoloso fermarla - dice il prefetto Serra - pur essendoci uno striscione disgustoso, per il quale esprimo solidarietà alla comunità ebraica. E se il dirigente del servizio pubblico lo fa spostare, questi delinquenti possono reagire, le forze dell’ordine devono rispondere e non si sa dove si va a finire. Alcuni simboli vengono nascosti negli indumenti intimi, non è facile trovarli».
Intanto proseguono le indagini: la Digos di Roma sta confrontando le immagini registrate dalla Polizia scientifica durante la partita e i dati informatici sui biglietti elettronici per risalire all’identità di chi occupava i posti dai quali è stato esposto lo striscione antisemita. E sono stati convalidati gli arresti dei tre tifosi romanisti coinvolti negli scontri avvenuti prima della partita. I tre non potranno frequentare manifestazioni sportive per sei mesi. Un’analisi del Sisde evidenzia infine come negli ultimi 5 anni si sia registrato un progressivo avvicinamento degli ultras della Roma all’estrema destra. «Gruppi isolatissimi che prendono sempre più spazio, in curva manca una contrapposizione ideologica e un forte presidio di sinistra», sottolinea l’ex ministro Gasparri, tifoso con un passato «curvaiolo».