Le stroncature del pubblico

Non affannatevi a cercarne tracce significative nella classifica 2010 delle pellicole più scaricate illegalmente dalla rete perché i film passati per le passerelle rosse dei festival cinematografici nostrani non li vogliono vedere neanche gratuitamente. Figuratevi a pagamento. I box office, da questo punto di vista, sono spietati. Se ne infischiano di premi della giuria, targhe speciali, palme, leoni e simili. Quella è roba da critici o giù di lì. La maggioranza silenziosa preferisce ridere con i Boldi e i De Sica, gli Aldo, Giovanni & Giacomo e i Bisio che, guarda caso, raccontano storie che non la rappresentano; altro che cinema verità. Provate, ad esempio, a chiedere ai lettori di Genova chi si ricorda il titolo del film recente di Valerio Jalongo, interpretato da Valeria Golino. Se non conoscete la risposta non preoccupatevi perché siete in buona compagnia. Sapete, nei primi dieci giorni di programmazione, quante persone sono andate a vedere, nel capoluogo ligure, «La scuola è finita»? Quindici (dati Cinetel) e per un totale di 92 euro. Eppure, è un film del quale i quotidiani avevano parlato a più riprese, che era in concorso al Festival di Roma, che dipinge uno squarcio reale di vita scolastica periferica. Non è un caso isolato ma un segnale preciso dell’interesse (scarso) che il pubblico pagante riserva alla maggior parte delle pellicole che passano sul red carpet. Chi ha vinto a Cannes, quest’anno? In pochi saprebbero indicarvi Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti che nel primo fine settimana su grande schermo ha racimolato, in Italia, la «bellezza» di 46.000 euro. Meglio, si fa per dire, è andato al vincitore veneziano, il sopravvalutato Somewhere della Sofia Coppola, che ha superato, in due mesi di distribuzione, i 2 milioni di euro cioè meno (senza scomodare i blockbuster italiani di queste settimane) di quanto incassato, in tre giorni, ad esempio, da Step Up 3D. Quasi un miraggio trovare nelle top ten settimanali segnali di presenze festivaliere. Tra Venezia e Roma hanno fatto capolino La passione, Miral, La solitudine dei numeri primi, Last Night, Una vita tranquilla (del premiato Servillo), Noi credevamo. Almeno, la capitale può esibire il terno vincente di tre pellicole, presentate fuori dal concorso, che hanno avuto un discreto impatto al botteghino come Winx 3D, The Social Network e We want sex, così come i veneziani Gorbaciof e The Town. I festival e le mostre, si obietterà, non sono una kermesse di pellicole commerciali ma si basano su un concorso nel quale partecipano film selezionati che dovrebbero rispondere ai canoni di un certo livello (si presume alto) culturale. Si può concordare, per carità, che queste manifestazioni sono occasioni di confronto tra cinematografie mondiali. Una riflessione, però, andrebbe fatta se con questa formula (e nonostante una notevole copertura dei media) i lungometraggi li finiscono per vedere solo i critici, gli accreditati e pochi altri cinefili paganti. E non ci si appelli alla crisi o ci si liquidi con l’accusa di qualunquismo. Il 2010 saluta il ritorno nelle sale degli spettatori segnale che la voglia di cinema è cresciuta. Nonostante i festival.