«Strumentalizzare non aiuta la convivenza civile»


«Non sta a me giudicare. Dico solo che cerchiamo di educare i bambini al rispetto dell’altro e delle regole, costruendo per loro un ambiente che favorisca lo stare insieme».
E per gli adulti?
«Attenzioni a chi è fragile, emarginato. Che sia milanese o straniero non importa. Ricordo solo che Milano, rispetto a tutte le altre città, ha un’importante rete costituita da istituzioni, privato sociale, volontariato e anche privato che offre a chi ne ha bisogno percorsi di legalità».
Si dice che se il ragazzo fosse stato bianco non sarebbe successo.
«Non so quale sarebbe stata la reazione. Credo che la paura generi atti inconsulti, incontrollabili».
Difficili da giustificare.
«Per carità. La giustizia fai da te porta alla giungla. Così non si fa altro che minare il tessuto sociale».
Ma perché succedono cose così?
«L’ho detto, la paura. Non c’è serenità nelle relazioni tra le persone».
Forse la giungla c’è già.
«Milano è attraversata dai grandi stravolgimenti della società. Con tutti i problemi che questo comporta. È inutile far finta di non vedere quanto sia aumentato il numero di chi arriva da tutto il mondo».
Ma allora è giusto lanciare un allarme.
«L’importante è non strumentalizzare, non utilizzare anche una tragedia a fini demagogici. Forzare l’interpretazione di un dramma come questo, significa non dare un contributo alla creazione di una civile convivenza».
Un messaggio.
«Dobbiamo stare tutti meglio insieme. Ognuno di noi dev’essere una risorsa e non un problema».
Giannino della Frattina