Lo strumento divenuto oggetto di desiderio

Dai segnatempo da torre a quelli sempre più piccoli e sofisticati: il percorso dell’orologeria nei secoli

La straordinaria storia dell'orologio, segnata da capolavori puri dell'ingegno e della capacità dell'uomo, vere e proprie opere d'arte, sta svolgendo un ruolo fondamentale nel ritorno d'interesse verso lo strumento nato per la misurazione del tempo. Gli episodi più recenti, ambedue riguardanti la città di Venezia e la Maison Piaget (quale sponsor dei progetti), sono il concluso restauro dell'Orologio della Torre di Piazza San Marco, opera di Gian Paolo e Gian Carlo Ranieri, risalente al 1499, prima da parte di Alberto Gorla e, poi, di Giuseppe Brusa, e dell'orologio posto all'interno di Palazzo Ducale, datato 1614, anch'esso per mano di Gorla. Due segnatempo che hanno posto la tradizione italiana in prima linea soprattutto dal XIV al XVI secolo.Soluzioni tecniche di grande effetto che hanno rinnovato il fascino sul pubblico della complicazione meccanica, in special modo legata al tourbillon, per non parlare, poi, delle combinazioni tra complicazioni.
L'elemento più interessante in questo contesto, è la concentrazione della ricerca e sviluppo delle grandi Maison sul cuore del movimento, in termini di materiali (citiamo il silicio, il nichel fosforoso, il titanio, il cristallo zaffiro, etc.), dei dispositivi di scappamento (ad esempio, il co-axial di Omega, quello a impulso diretto di Audemars Piguet, il Dual Ulysse di Ulysse Nardin), della forma dei denti dei rotismi del treno del tempo, di nuove curvature delle spirali, e così via, tutto finalizzato ad ottenere una sempre minore incidenza della lubrificazione e un conseguente miglioramento della precisione nel tempo. Ecco, proprio questa parola, precisione è stata la chiave di volta di questa forte inversione di tendenza verso l'orologio meccanico di pregio, non solo complicato, ovviamente, ma anche espressivo delle semplici ore/minuti/secondi, all'interno di una veste classica, rotonda, tonneau o carré. Questo quadro attuale della situazione è stato anche determinato dal sostanziale impulso delle firme indipendenti più esclusive e rinomate, come François Paul Journe, Richard Mille, Jerôme De Witt o De Bethune, costantemente impegnati alla scoperta del nuovo e dell'inedito: chi in una proiezione di avanguardia, chi nel rigoroso rispetto della più tradizionale filologia orologiera.
Chiudendo con un accenno al segmento medio-basso dell'orologeria, si conferma la tendenza verso modelli sovradimensionati, con casse che superano, anche abbondantemente, i 45 mm di diametro; di orologi trasparenti in policarbonato, frequentemente in abbinamento con l'acciaio. Infine, nel contesto squisitamente fashion e glamour, si sta notando una marcata richiesta di modelli con bracciale, con rare incursioni su casse asimmetriche ed irregolari e, per quanto concerne le griffe, è sempre più chiara l'interpretazione dell'orologio come accessorio, privilengiando gli aspetti estetici sui contenuti tecnici.