Uno studente dell’Aquila: «Quello show di Santoro? Un insulto per tutti noi»

Caro direttore
mi presento, sono Alessandro D'Aquila, studente di ingegneria gestionale presso l'università degli studi dell'Aquila. Come ben sa sono stato colpito in prima persona da questa vera e propria tragedia che si è scatenata contro il popolo della mia regione. Il dolore per le vittime e quel sentimento di incredula rassegnazione ha pervaso me e tutti i miei colleghi, amici e familiari che come me studiavano o vivevano in quelle zone. Sono giorni che viviamo tutti con profonda malinconia per questa strage causata dalla nostra stessa terra natale; è come se ci avesse tradito, come se l'unica cosa che credevamo ancora dalla nostra parte, si fosse rivoltata contro di noi. Molti sono senza casa e senza terra. In questo quadro di immane tristezza non si può far altro che star vicini con i pensieri, con i piccoli gesti, con donazioni e opere ai nostri fratelli che sono stati sfortunati. In nome di questa vicinanza che mi lega a loro e di questa fraterna solidarietà le chiedo come sia possibile che trasmissioni su reti nazionali, e in particolare Annozero di Santoro, possa creare, o almeno cercare di creare, a mio avviso senza riuscirci, un clima di ostilità verso il governo, verso gli aiuti umanitari e verso tutte le operazioni di soccorso? Come è possibile che un italiano o sedicente tale non riesca a porgere un saluto sincero alle popolazioni colpite e un augurio al governo per la gestione della ricostruzione? Come è possibile che tutto ciò che ha cercato di fare è diffamare, dividere e dare una visione il più possibile distorta della realtà? Io mi vergogno di vederlo in tv, mi vergogno per tutti quelli che, con la bava alla bocca, si ostinano a vedere certe trasmissioni di distruzione intellettuale e politica, non curando di quanto l'Italia tutta stia facendo per la mia regione. In queste situazioni di tragedia assoluta, non si dovrebbe chinare il capo e dare solo messaggi positivi? L'Abruzzo non ha bisogno di dubbi, diffamazioni, allusioni insulse, ghigni, satira abominevole e giochi di parole. A che gioco vuole giocare Santoro? Quello che voglio dirle è di insistere su questa questione; tutti devono sapere che persone hanno la libertà di parlare in Italia. I veri sciacalli, disposti a passare sul cadavere di innocenti sono proprio loro. Spero convenga con me che non si può andare avanti così.

Insistiamo, caro Alessandro. Come vedrai anche oggi abbiamo dedicato due pagine al tema. Soprattutto mi sfugge il silenzio dei vertici Rai. Il presidente Galimberti non ha nulla da dire? E il dottor Zavoli presidente della commissione di vigilanza? Possibile che quello che è successo l’altra sera passi sotto silenzio? Molti mi chiedono perché ho accettato di andare in trasmissione. Lo confesso: avevo rifiutato almeno un paio di inviti ad Annozero quest’anno. Ma mi sembrava che sul terremoto si potesse trovare un punto di discussione civile, anche accesa, per carità, ma sui problemi reali, sulla costruzione e sulla ricostruzione, per esempio. Invece è stato un processo sommario e sgangherato alla Protezione civile, ai vigili del fuoco, un insulto ai soccorritori colpevoli di indossare la divisa vera, anziché quella da no global. Una vergogna, insomma. E siccome i vertici Rai continuano a tacere, tocca noi alzare ancora un po’ la voce. Non molleremo, caro Alessandro, glielo garantisco. Siamo da sempre convinti che Santoro debba andare in onda con tutta la libertà del caso. Ma come ha scritto giustamente Aldo Grasso sul «Corriere», è ora che qualcuno dica con chiarezza che, come esistono gli abusi edilizi, esiste anche l’abuso di libertà.