Studente da rimandare, prof da «ripassare»

Ragazzo chiede di essere interrogato, l’insegnante si rifiuta, la madre entra in classe e lo minaccia

Più che le ripetizioni, una «ripassata». Ma non sui libri. E non allo studente impreparato. La ripassata è per l’insegnante, per di più supplente, e deve intendersi in senso fisico. A randellate, insomma. Tutto per riparare a un voto basso, a un’insufficienza di quelle che neppure i miracoli tirano su. Accade a Ventimiglia. Liceo scientifico, fine anno, l’ora della verità. Allo studente di seconda non serve la calcolatrice per capire che un debito in scienze se lo porterà dietro di sicuro. E con le nuove norme del ministero, significa sudare a luglio e agosto, ma sui libri. Prova il tutto per tutto, fa quello che non ha fatto per un anno (studia) e si presenta al prof. «Ok, mi interroghi, vedrà che si sbaglia sul mio conto, so tutto».
Troppo facile, troppo irrispettoso per i belinoni di compagni che si sono sbattuti per un anno. Il supplente dice no: «Intanto con quella media non basterebbe il massimo dei voti». Affronto. Lo studente finisce fuori della porta. Mica ce lo mette il prof, se va lui, e sbattendo pure i legni. Cellulare alla mano, chiama mammà e racconta tutto. Lei, mammà, si precipita in classe e pretende soddisfazione. Il prof fa il prof e prova a non darle spiegazioni, a continuare la lezione con gli altri. A quel punto la minaccia di farlo «ripassare» dal marito. Che dev’essere grande e grosso. Nel dubbio l’insegnante prende la strada della caserma dei carabinieri. Poi ci ripensa prima della denuncia: «Magari è stato un momento di rabbia, tensione da fine anno scolastico». Di mammà, naturalmente.