La studentessa che vuol sconfiggere i narcos

A Guadalupe la legge ha la faccia pulita e ingenua di una ragazzina di vent’anni. Marisol Valles è stata l’unica ad aver accettato: ci ha pensato un attimo e poi ha detto sì a quel posto di capo della polizia che nessuno voleva. A giugno, l’uomo che prima occupava il suo posto, il direttore di polizia Jesus Manuel Lara Rodriguez, è stato trovato decapitato e con lui i narcos avevano ucciso anche suo figlio. Erano andati a casa, in assetto da guerra e avevano ucciso tutti, senza farsi scrupoli, ferendo i passanti per strada, ammazzando il custode. Erano mesi che lo minacciavano e lo mettevano in guardia. Lui non si era fatto intimidire, la legge prima di tutto. E ha pagato. Da allora nessun sostituto si era fatto avanti. Un mese dopo era stata la volta del sindaco, stessa sorte: ritrovato con la testa mozzata.
Guadalupe è l’inferno messicano, peggio c’è solo Ciudad Juarez, a sessanta chilometri da lì. Il centro delle violenze dei trafficanti di droga e della criminalità organizzata ai confini del Texas si concentra qui. È per questo che quel posto di capo della polizia proprio non lo vuole nessuno. Da quelle parti chi fa rispettare le regole muore. Poi, a farsi avanti, a dire sì, è arrivata lei, Marisol, occhi grandi e neri, studentessa di criminologia all’università, nuovo capo della polizia di Guadalupe, diecimila abitanti e otto omicidi solo la settimana scorsa.
È il metodo narcos, la guerra dei trafficanti di droga che si combatte ormai da mesi nelle strade al confine con il Texas. È da qui che passano i carichi di cocaina, arrivano dal Sud dell’America Latina, passano per la Colombia, attraversano il confine con il Messico, salendo verso nord, nell’America ricca. Gli Stati Uniti. Un problema che gli americani stanno cercando di combattere con l’invio di militari per aiutare i federali a sorvegliare il confine. Arnold Schwarzenegger ha mandato 224 guardie nazionali californiane. A giugno Obama ha disposto l’invio di 1.200 uomini lungo tutta la frontiera. Anche il governo messicano cerca di reagire: il presidente Felipe Calderon ha incrementato le misure di sicurezza, ha rafforzato la presenza dei militari nelle zone più a rischio. «Il Messico vive un problema che per decenni è stato in incubazione, e anche la soluzione richiederà molto tempo», ammettono oggi gli esperti.
«Tutti hanno paura, anche io ne ho, ma qualcuno lo deve pur fare questo mestiere». Marisol lo sa. È giovane, è donna. In questa faida lei è un obbiettivo fin troppo facile. Marisol si sforza di sembrare sicura e disinvolta e allora parla con i giornalisti, si sente che ha studiato, che ha le idee chiare, quasi da manuale: «Il mio obiettivo non sarà soltanto quello di combattere il traffico di droga, ma di occuparmi dei quartieri e delle scuole. Vorrei creare una polizia su due ruote, penso a programmi alternativi di vigilanza». È ambiziosa e i suoi progetti assomigliano più a quelli di un capo di polizia di una città qualunque, che non vuole cedere alla realtà, alla gente che ha paura anche di uscire in strada. La nomina della giovanissima «poliziotta» arriva nel giorno in cui più a ovest, al confine con la California, nella città di Tijuana, è stato messo a segno uno storico sequestro di marijuana: oltre 105 tonnellate di «erba» per un valore di 335 milioni di dollari. Droga che avrebbe potuto essere venduta negli Stati Uniti in 210 milioni di dosi. «È un colpo gravissimo per la criminalità organizzata e i narcotrafficanti messicani», ha detto il generale dell’esercito Alfonso Duarte Mujica, che ha condotto la gigantesca operazione, spiegando che il valore della marijuana può anche «triplicare nella vendita al dettaglio negli Stati Uniti».
È il più grosso carico di droga sequestrata in Messico negli ultimi anni. I narcotrafficanti hanno già diramato messaggi di morte e minacce sulle radio pirata. Ma forse questo colpo è un segno, un buon auspicio per il coraggio di Marisol.