Studentessa islamicachiede all'universitàuno spazio per pregare

La ragazza turca verrà a Torino per un corso specialistico alla facoltà di Scienze, ma vuole esser certa di poter mantenere le proprie abitudini religiose. <strong>È giusto? <a href="http://www.ilgiornale.it/sondaggio_1a.pic1?PID=297" target="_blank">VOTA</a></strong>

Dopo la battaglia per il crocifisso nelle scuole, ancora una volta il binomio religione e istruzione torna a far discutere. Stavolta sotto i riflettori c'è il caso di una studentessa musulmana che ha chiesto un posto dove poter pregare all'interno dell'ateneo. La ragazza, turca, verrà in Italia per frequentare in corso un corso specialistico alla facoltà di Scienze dell'Università di Torino, ma, prima di partire dal suo Paese, vuole essere sicura che possa mantenere le sue abitudini. 

"È una questione che dovremo discutere in ateneo prima di prendere una decisione" - sostiene il prorettore dell’Università di Torino, Sergio Roda, "Non abbiamo ovviamente nessun pregiudizio ma è giusto porre la questione attribuendole l’adeguata importanza, senza ridurla a un mero problema di spazi".

Non è la prima volta che uno studente musulmano si iscrive all'ateneo torinese, ma finora il problema non era mai stato sollevato. Jalila Ferrero, italiana e presidenre dell'Accademia Isa, spiega a Repubblicache "probabilmente la studentessa considera la questione un fatto normale. Il fatto che sia una donna non le impone più riservatezza, forse però è motivo di maggiore sensibilità. Non vorrà essere additata dai compagni, o sentirsi mal giudicata".

La questione in realtà si era già presentata, proprio a Torino, in un ospedale pubblico ed è stata risolta con un ampio spazio, la cosiddetta "stanza del silenzio", in cui non ci sono simboli religiosi e in cui pazienti, parenti, medici e infermieri possano pregare il proprio dio. Yahya Pallavicini, vicepresidente della comunità religiosa islamica italiana e consulente del ministro dell’Interno nel Comitato dell’Islam italiano, sottolinea: "Non possiamo certo trasformare un’aula universitaria in un convento talebano ma non possiamo disconoscere neppure la direzione nelle quale è andata società, che chiede oggi anche nei confronti delle persone di fede musulmana incontro e dialogo in una sana dimensione di laicità".