Studentessa stuprata, 15 anni al romeno

Terza condanna per il branco: il balordo bloccò il fidanzato della ragazza. Ma è latitante

Era l’ultimo dei tre romeni, sui cinque che avevano partecipato allo stupro di una diciottenne, identificato ma ancora da condannare. E ieri anche per lui è arrivata la sentenza: 15 anni. Più del doppio degli altri due complici che, avendo però scelto il rito abbreviato, se la sono cavata con sei anni e mezzo. Ma probabilmente lui non sconterà nemmeno un minuto di galera: identificato si, ma ancora da arrestare.
Samir Panea, 20 anni, la sera del 18 giugno 2005 era in compagnia di Gadul e Radu, 21 e 20 anni, e altri due connazionali rimasti sempre senza nome, in cerca di «prede». E in una stradina appartata nei pressi di Molino Dorino, sorprendono una coppia di fidanzatini, su per giù loro coetanei, chiusi in auto a scambiarsi effusioni. E partono all’attacco. Con un sasso mandano in frantumi il cristallo, quindi si lanciano sui due. Al ragazzo, seduto sul lato guidatore, viene stretta una cintura al collo e trascinato fuori. «Muoviti e sei morto» gli gridano. Poi il capo del branco Radu dà un’occhiata alla ragazza: «Quella che è con te è una prostituta vero? Allora non ti dispiace se...».
Il ragazzo capisce subito cosa intende lo straniero e cerca di ribellarsi. E si prende una scarica di calci e pugni che lo lascia semisvenuto e coperto di sangue. Subito dopo il capo rivolge le sue attenzione alla ragazza, una studentessa di 18 anni. Inutile specificare cosa le sia successo. Al termine della violenza i romeni portano via ogni cosa di valore alla coppietta e svaniscono nel buio. Forse pensano che i due si rassegnino e così di farla franca. Invece le vittime corrono alla polizia. Raccontano l’umiliazione subita, ma soprattutto forniscono descrizioni accurate.
In particolare la giovanissima vittima verrà elogiata durante la festa della polizia dal questore Paolo Scarpis: «Per meglio collaborare ha praticamente passato tutte giornate successive negli uffici della mobile, uscendo solo per fare gli esami di maturità». Un sacrificio premiato perché uno dopo l’altro vengono identificati i primi tre aggressori. Radu e Gadul finiscono in manette, Panea invece riesce a fuggire, forse in Romania, forse in qualche altro Paese europeo. Degli altri due per il momento si è persa ogni traccia.
Gli arrestati vengono sottoposti al confronto con le vittime che li identificano senza ombra di dubbio: Radu era il capo, quello che ha approfittato dell’adolescente, Gadul il palo, Panea quello che teneva fermo il ragazzo mentre la fidanzatina subiva l’oltraggio. Per i primi due il 17 febbraio si va al rito abbreviato e se la cavano tutto sommato con una pena mite. Il pm Laura Pedio, pur tenendo conto che la scelta dell’abbreviato comporta lo sconto di un terzo della pena, chiede nove anni. Sei e mezzo sono sufficienti, decide invece il giudice Antonio Corte. Gadul piange: «Facevo il palo, non sapevo neppure cosa avesse fatto Radu» che al contrario tira un grosso sospiro di sollievo, pensava andasse molto peggio.
Ieri infine è toccato all’ultimo dei tre romeni, quello che nelle foto segnaletiche era stato riconosciuto come il bandito che aveva semi strangolato il ragazzo con la cintura dei pantaloni. E per lui, con il rito ordinario, il giudice va giù pesante: 15 anni.