Studentessa violentata, Rus verso il giudizio immediato

Il romeno 37enne non parla. L'uomo nel suo paese aveva precedenti per furti, ma nel caso della studentessa aveva un coltello e, per gli inquirenti, avrebbe agito con una violenza spropositata

Roma - Non parla Joan Rus, il romeno di 37 anni arrestato giovedì notte con le pesanti accuse di tentato omicidio, sequestro di persona e violenza sessuale. Non ha parlato con gli investigatori al momento dell'arresto e non ha detto nulla per cercare di negare quello che gli inquirenti della procura romana definiscono "un quadro schiacciante di prove". Adesso per lui si profila una richiesta di giudizio immediato per quanto avvenuto giovedì sera alla stazione ferroviaria romana de La Storta. Inquirenti ed investigatori non hanno dubbi sulla responsabilità di Rus che ha aggredito, ferito con un coltello e violentato la studentessa africana del Lesotho. Ed è proprio il pubblico ministero Erminio Amelio, titolare degli accertamenti, ad optare per la soluzione di un processo in tempi rapidi così come avvenne per un altro cittadino romeno accusato questa volta dell'assassinio di Giovanna Reggiani, Nicolae Mailat.

Il magistrato andrà nei prossimi giorni in carcere per interrogare Rus mentre ha affidato ai carabinieri del Ris l'incarico di esaminare gli abiti dell'aggressore e della vittima per identificare le tracce biologiche. Stessa sorte per il coltello a serramanico ancora sporco di sangue trovato dai carabinieri al momento dell'arresto avvenuto nelle campagne che circondano la stazione ferroviaria di Roma. Dal punto di vista strettamente investigativo la vicenda che ha coinvolto la studentessa africana e il cittadino romeno, da pochi mesi in Italia, è praticamente conclusa. Quello che gli investigatori dei carabinieri di Roma stanno cercando di 'inquadrare' è più che altro il profilo criminale del romeno. Gli investigatori di Roma hanno definito l'episodio di giovedì notte una sorta di 'salto di qualita' di Joan Rus'.

Il romeno infatti nel suo paese, così come hanno risposto agli inquirenti i responsabili della sicurezza romena, aveva piccoli precedenti per furti ma non aveva mai usato violenza contro le persone. Sembra non avesse mai neanche usato armi. Questo non toglie che giovedì notte a Roma Joan Rus fosse armato ed abbia agito con una violenza spropositata. Quello che gli investigatori escludono è che l'uomo abbia agito sotto l'effetto di alcol o droga. Ancora da chiarire quando l'uomo sia arrivato in Italia anche perché della lingua italiana conosce sì e no tre o quattro parole. Secondo l'ufficiale di collegamento dell'ambasciata romena, Rus, originario di Tarnaveni, provincia di Mures, paese nel centro della Romania, era giunto in Italia a gennaio. Gli investigatori della capitale stanno cercando anche di accertare se Rus frequentasse la stazione ferroviaria de La Storta, per commettere furti e rapine. E a questo proposito i carabinieri stanno analizzando le denunce di questo tipo per stabilire se il romeno possa essere stato coinvolto in episodi ancora sconosciuti.

Stabilire poi dove ha vissuto fino adesso potrebbe essere, afferma un investigatore, 'un valore aggiunto' che nulla toglie al suo 'identikit criminale'. Joan Rus probabilmente, secondo i carabinieri di Roma, viveva in una delle baracche fatiscenti disseminate per le campagne che circondano la 'poco illuminata e insicura' stazione ferroviaria diventata famosa per un'altra storia di cronaca.