Studentessa violentata in treno: preso il maniaco

Il segreto l’ha confidato alla sua mamma. Ha quindici anni ma alla fine ha preso il coraggio a piene mani e ha raccontato tutto.
La chiameremo Giovanna: è la vittima innocente delle «attenzioni» di un maniaco. L’altro giorno la ragazzina sale sul convoglio delle ferrovie Nord, alla stazione di Paderno Dugnano. Sono le ore 14. I vagoni semivuoti viaggiano verso Milano. Lei deve fermarsi a Cusano Milanino da un’amica: dopo una mattina a scuola vuole trascorrere qualche ora di svago. Ma qualcuno su quel treno forse l’ha già puntata, un manico. L’uomo, già arrestato dai carabinieri, s’avvicina a Giovanna, l’afferra per un braccio e la trascina in un angolino.
La studentessa è terrorizzata, ha gli occhi sbarrati, non trova neppure il fiato per chiedere aiuto. L’uomo capisce che può fare quello che gli pare: in giro non ci sono occhi indiscreti. Comincia a toccarla; la ragazza è come se fosse paralizzata ma il bruto niente, capisce che la sua vittima è indifesa e si abbassa i pantaloni. Risparmiano i dettagli.
Giovanna a quel punto cerca di voltare la faccia: il prepotente invece trova il suo piacere a farsi guardare. Giovanna non scende dal treno perché il balordo glielo impedisce e perché è completamente sconvolta: arriva fino al capolinea, la stazione ferroviaria Cadorna di Milano. Prende in mano il telefonino e tra le lacrime avverte la mamma.
La donna si precipita a consolarla come può. Poi non ha dubbi, si presenta dai carabinieri della stazione di Paderno e spiega tutto al maresciallo, che riferisce ai suoi superiori. Cominciano le indagini che si cerca di chiudere nel minore tempo possibile anche perché il malintenzionato potrebbe riprovarci con altre ragazze.
L’ufficiale chiama i suoi uomini e gli descrive i tratti somatici del violentatore, com’era vestito, il colore dei capelli. Quindi, li sguinzaglia sui treni. L’intuito e la tenacia sono premiati. Il molestatore, 41 anni, residente a Paderno, viene individuato proprio su un altro treno. È lui. Scattano le manette.
Non è sposato, operaio. Un uomo qualunque, esistenza tranquilla, quasi anonima. E poi il chiodo fisso per le sensazioni forti, a tutti i costi. In caserma cerca di negare tutto. L’uomo pensa di farla franca, di cercarsi un improbabile alibi. Prova perfino a raccontare la più subdola delle bugie: «Io non mi permetterei neppure di guardare una ragazzina. Ho tante donne ai miei piedi». Tempo perso, gli inquirenti sanno d’avere in mano l’uomo giusto, quello che ha molestato Giovanna, e forse gli ha rovinato gli anni più belli della sua esistenza. Un provvedimento d’urgenza, firmato dal sostituto procuratore della Repubblica l’ha spedito in carcere a Monza con l’accusa di violenza sessuale e sequestro di persona. Per Giovanna, adesso serve lo psicologo. Deve cercare di dimenticare nel dettaglio quella storia di cui è rimasta vittima.