Gli studenti anti Gelmini vogliono la sua riforma

«Meno professori, ma più motivati e preparati. Inglese e informatica fin dalla prima elementare. Reintroduzione del voto in condotta. Stage nelle aziende e più contatto con il mondo del lavoro durante il triennio di scuola superiore». Vien da pensare di essere di fronte al ministro Maria Stella Gelmini che elenca i punti salienti della sua riforma scolastica. Invece no. A srotolare nero su bianco i punti salienti della «Scuola che vorrei», risultato di una ricerca condotta dalla facoltà di Pedagogia dell'Università Bicocca in collaborazione con la Fondazione Intercultura, sono gli studenti. Il campione scelto è rappresentato da ragazzi che hanno terminato due anni fa le scuole superiori e accumunati dall’aver frequentato la quarta liceo all’estero. «Sono studenti che hanno avuto la possibilità di sperimentare due diversi sistemi scolastici - hanno spiegato i ricercatori -. Sono osservatori privilegiati grazie al loro profilo e alle esperienze che hanno vissuto». La scuola dei sogni? Innanzitutto è quella dove si parla più inglese: «Vogliamo imparare a parlare inglese fin dalla scuola dell’infanzia e scuola primaria con più laboratori di conversazione», hanno messo al terzo posto i giovani intervistati. Ed ecco cosa prevede la riforma: «potenziamento dello studio delle lingue, con la presenza obbligatoria dell'insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni dei licei ed eventualmente di una seconda lingua straniera usando la quota di autonomia. Inoltre, una materia del 5° anno sarà insegnata in inglese». E ancora, i professori, dicono gli studenti, mettendo l'argomento addirittura al primo posto «devono essere più giovani, più preparati, più motivati, la valutazione è importante, anzi fondamentale: deve essere rigorosa». Nella riforma alla voce «Qualità e merito» si legge: «Pagelle in arrivo per scuole e insegnanti. Ma non solo: borse di studio in base al merito, e non più in base al reddito, e studenti sottoposti a test oggettivi standard due volte all'anno, per verificare proprio l'operato degli insegnanti».
Nella scuola dei sogni «negli ultimi due anni ci sono periodi di stage in aziende, enti pubblici, musei, altre scuole, pagati (anche poco) dagli enti o dalle aziende che accolgono gli studenti in stage, come forma per finanziare le scuole». Ecco cosa prevede la riforma: potenziamento delle attività di didattica laboratoriale, stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro per apprendere in azienda, specie nel secondo biennio e nel quinto anno, attraverso un`esperienza diretta. Non solo: annunciati dal ministro all'Istruzione l'arrivo degli Its, i nuovi istituti tecnici superiori post secondaria. E infine, gli studenti (manco a dirlo) plaudono al voto in condotta. Due anni fa fu proprio l'introduzione del voto in condotta a portare in piazza gli studenti con questo comunicato: «Ci opponiamo al voto di condotta in quanto crediamo in una scuola che si basi sulla partecipazione degli studenti e sull’inclusione costruttiva delle marginalità non in una scuola che, con un'impressionante balzo indietro ai decreti regi, sa rispondere alla violenza ed al bullismo solo con la repressione». Ma forse quelli erano altri studenti.