Gli studenti mettono "al rogo" la Gelmini

Degenera la protesta: i collettivi bloccano il traffico, irrompono negli uffici e &quot;incendiano&quot; la riforma Le minacce: &quot;Paralizziamo le scuole, assedio al ministro&quot;. Intanto 600 ragazzi vanno ad incontrarla<br />

di Beatrice Bedeschi

Gli studenti delle scuole superiori milanesi sono tornati ieri a protestare contro la riforma dell’istruzione. Un gruppo di circa 200 si è radunato, a partire dalle 9.30 di mattina, davanti a palazzo Marino, gridando slogan ed esponendo striscioni contro il ministro Gelmini. I giovani hanno anche dato fuoco ad una copia del decreto legge.
Più tardi, a Carate Brianza (Monza) 600 ragazzi invece sono accorsi per assistere all’incontro con il ministro, interrotto spesso da contestazioni, urla, e slogan («bocciata!). «Non sto zitta e procedo con grande rispetto anche verso coloro che manifestano un dissenso. Lavoro anche per chi mi contesta», ha risposto lei.
In mattinata, a Milano, gruppi di contestatori avevano improvvisato un corteo, sfilando per le vie del centro con destinazione piazza Fontana. Il permesso per la manifestazione è stato ottenuto solo dopo, attraverso un accordo con la questura. Il corteo, dietro lo striscione «Dieci, cento, mille mobilitazioni», ha bloccato il traffico, mentre venivano scanditi slogan contro il ministro e il vicesindaco di Milano Riccardo De Corato, che ha commentato: «Per la quinta volta negli ultimi 20 giorni, poche centinaia di ragazzi hanno bloccato la città. Mi domando fino a quando i milanesi dovranno essere tenuti in ostaggio di questa protesta. I manifestanti si mettano l’anima in pace, perché entro la fine del mese il decreto sarà convertito in legge. E una, nessuna, o centomila proteste non cambieranno le carte in tavola». Per le sue dichiarazioni contro il sit-in di venerdì, De Corato è stato bersaglio della protesta di ieri, a partire dalla scelta dei manifestanti di ritrovarsi a Palazzo Marino: «Siamo qui - hanno detto alcuni rappresentanti degli studenti - per dirgli che siamo disposti a fare un corteo ogni giorno, a occupare le scuole, e che non ci fermeremo».
Intanto si preannunciano, nei prossimi giorni, occupazioni e autogestioni nelle scuole. «Il giorno dopo l’approvazione definitiva del decreto, tutte le scuole saranno in rivolta», hanno assicurato i rappresentanti dei Collettivi studenteschi di Milano e provincia.
«Il 30 ottobre in un corteo di tutto il mondo della scuola, poi il 3 novembre ad assediare la Gelmini ospite all’inaugurazione dell’anno accademico», hanno concluso. De Corato ha proposto di chiedere ai manifestanti una cauzione per i danni causati durante le manifestazioni: «Ancora un volta - ha detto - non è stato chiesto il permesso per il corteo. Questo sistema che va rivisto: i milanesi che lavorano hanno diritto di sapere con anticipo quali vie della città saranno attraversate. Al solito invece si scaricano i disagi su tutti i cittadini: a tutela degli effetti di questi cortei, che si traducono in decine di muri e vetrine imbrattate sarebbe utile chiedere agli organizzatori una cauzione».