Gli studenti non sanno cosa dire contro la riforma. E usano il letame

(...) È successo di tutto durante il corteo di ieri mattina organizzato dagli studenti genovesi per protestare contro la riforma del sistema universitario. Tanto che la «solita» città bloccata è sembrata quasi la situazione meno grave. Circa duemila ragazzi che, al ritmo di «entusiasmo!!», «blocchiamo tutto» e «sciopero generale», hanno percorso le vie del centro da Caricamento a De Ferrari, poi anche paralizzando la Sopraelevata, fermando il traffico cittadino e regalando attimi di panico a chi si trovava nella zona battuta dagli «studenti in lotta». Guide d'eccezione «le universitarie e gli universitari di Socialismo Rivoluzionario» che firmavano i volantini informativi. Arrivati in piazza Portello la sorpresa: i ragazzi, nonostante il blocco delle forze dell'ordine, hanno deviato il percorso su piazza Fontane Marose, via XXV Aprile e via Roma, per arrivare davanti alla sede della Prefettura. Pochi secondi e dalle fila degli studenti, alla cui testa c’erano già quelli che indossano i caschi per prepararsi allo scontro, partono cinque fumogeni, bottiglie di vetro e uova marce lanciate contro gli uffici del Prefetto. Ed iniziano i primi scontri. Le forze dell'ordine, accolte a suon di «digos boia», caricano i ragazzi per riportarli all'ordine. Alla fine ci sarà anche un ferito lieve.
Il corteo riparte e arriva in piazza De Ferrari. Qui si scatena il panico davanti agli stand della Banca Monte dei Paschi di Siena, all'interno dei quali si stava svolgendo un convegno economico sui temi dell'imprenditoria giovanile. Un'irruzione in piena regola, scene da guerriglia urbana sotto gli occhi esterrefatti dei presenti. I manifestanti fanno irruzione, interrompono la diretta e lanciano uova sui presentatori e una secchiata di letame sul parterre di invitati, colpendo in pieno gli assessori allo sviluppo economico Gianni Vassallo, del Comune, e Paolo Perfigli, della Provincia. Sono minuti di paura, Vassallo cade anche dalla poltrona rischiando di farsi male. Poco più tardi presenzierà al consiglio comunale indossando una camicia dei vigili urbani presa in prestito, scusandosi con i colleghi per non poter indossare giacca e cravatta.
Fuori dallo stand assalito i compagni urlano «Tremonti- maiale» mentre qualcuno a bomboletta scrive un «ladri» a caratteri cubitali sul centro incontri di Monte dei Paschi. De Ferrari è un tappeto di carta igienica, lanciata qua e là per festeggiare una giornata di scuola evitata. L'obiettivo c'entrava ben poco con la protesta contro il ddl Gelmini. Lo sapevano bene i giovani dei centri sociali, in prima fila in corteo. I soliti che mettono, o almeno provano a mettere, lo zampino in quasi tutte le manifestazioni organizzate in città, sempre le stesse due o tre facce. Un po' meno bene gli studenti che li seguivano.
Qualcuno di loro addirittura vede i microfoni di radio e televisioni e s'avvicina minaccioso durante il corteo. Vogliono anche dirti chi puoi o non puoi intervistare. Cosa devi o non devi chiedere. Con slogan da domenica calcistica i centri sociali si mettono in luce ancora una volta per la pochezza che li contraddistingue. Un coro di «beh, diglielo tu che parli meglio» per rispondere a chi gli chiede il perché di una protesta così insignificante. Si dichiarano non violenti parlano di disobbedienza civile e poi inscenano la guerriglia. Insomma, poche idee e, quelle poche, parecchio confuse. Ma a quelle ci penseranno dopo. Si sa che quando il gioco si fa duro i duri si dileguano a gambe levate. Perché in fondo, come diceva Gaber, «la rivoluzione oggi no, domani forse. Ma dopodomani sicuramente».