Gli studenti sfilano ma non sanno perché

Giovanissimi in corteo a ritmo di rock: nell’ultima settimana più che raddoppiati i ragazzi «in rivolta», che promettono: «È solo l’inizio»

«Non è che l’inizio»: suona un po’ come una promessa e un po’ come una minaccia lo striscione che apriva il corteo dell’Unione degli studenti. Corteo organizzato contro la riforma della scuola prevista dal disegno di legge Gelmini, appena approvato dalla Camera ed ora approdato nelle mani dei senatori.
Di certo la mobilitazione di ieri, giunta ad una settimana di distanza da quella organizzata il venerdì precedente dal coordinamento dei collettivi studenteschi, preannuncia un autunno difficile negli istituti. Nel giro di soli sette giorni i ragazzi «in rivolta» sono almeno raddoppiati. Le stime delle forze dell’ordine sono passate dai poco più di mille della manifestazione precedente ai 3mila di ieri. Ovviamente in disaccordo gli organizzatori, anche se le loro idee non sembrano essere ben chiare: da 5mila a 30mila le cifre sbandierate e passate di bocca in bocca.
Gli studenti si sono dati appuntamento alle 9.30 in largo Cairoli per poi attraversare, tra balli, corse e slogan - «con il voto in condotta ci tappano la bocca» il più gettonato -, buona parte del centro cittadino. Raggiunto piazzale Cadorna, hanno sfilato in via Carducci sotto gli sguardi preoccupati di cittadini e negozianti, memori dei graffiti lasciati in ricordo solo pochi giorni prima, per poi proseguire, sempre massicciamente scortati dalla polizia, verso viale Papiniano, piazza XXIV maggio, viale Bligny e raggiungere parco Ravizza, dove la mobilitazione si è conclusa con un’assemblea a microfono aperto.
Alla vigilia era prevista la partecipazione di numerosi rappresentanti del mondo universitario, ma di fatto il corteo era composto da studenti delle superiori, per lo più giovanissimi e non sempre consapevoli dei motivi della protesta. Alcuni di loro, di fronte alle telecamere delle tv locali e non, sono apparsi incerti - per non dire confusi - sulle risposte da dare ai giornalisti, come se non avessero imparato bene a memoria la lezione impartita dai colleghi organizzatori. Ma si sa che per i più piccoli le manifestazioni sono spesso un’occasione per disertare i banchi e divertirsi. E infatti musica a tutto volume, prevalentemente metal e ska, lanci di uova, insulti reiterati al ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini e una grande bara nera di cartone con la scritta «scuola» sono stati gli ingredienti principali di questa colorata protesta, clone di quelle che si stavano tenendo in altre 90 città italiane.
Cinque i provvedimenti più contestati della riforma (da chi la conosceva): i tagli per 8 miliardi di euro con la conseguente riduzione del personale docente e non, il maestro unico, l’abbassamento dell’obbligo scolastico da 16 anni a 14, i finanziamenti alle strutture private e il voto in condotta.