«Studi di settore, per bilanciarli si abolisca lo scontrino fiscale»

da Milano

La revisione degli studi di settore porta le categorie interessate a un maggiore peso fiscale. Lo ribadisce la Cgia di Mestre chiedendo al governo di «mandare un segnale di apertura» alle categorie, per esempio abolendo gli scontrini fiscali.
Ad ogni 516 euro di maggiori ricavi richiesti - cioè il milione di lire di qualche anno fa - i lavoratori autonomi subiranno un aumento di imposta, a seconda del reddito, che oscillerà tra i 312 ai 372 euro. A fare i calcoli è l’ufficio studi della Cgia di Mestre. «Nonostante le rassicurazioni del vice ministro Visco su una maggiore flessibilità nell’applicazione degli studi - afferma Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre - è necessario che il governo mandi un segnale concreto di apertura alle categorie al fine di svelenire un clima di tensione che si sta facendo sempre più pesante. Per esempio abolisca gli scontrini fiscali così come promesso nel primo protocollo di intesa siglato proprio da Visco con le categorie nel lontano 1996 e ribadito anche nel nuovo protocollo sottoscritto nel dicembre scorso».
Secondo la Cgia, gli autonomi hanno reale motivo di preoccuparsi: lo scorso anno, per molti, i grattacapi erariali si sono tradotti addirittura in adeguamenti tra gli 8-9mila euro e con un conseguente incremento di tasse che si aggirava intorno ai 5-6mila euro. Intanto, l’ufficio studi dell’associazione artigiani di Mestre ha realizzato una propria indagine prendendo in considerazione una richiesta da parte del fisco di un adeguamento di 516 euro con una simulazione basata su cinque fasce di reddito. Si scopre così che piccoli imprenditori, liberi professionisti, artigiani e commercianti il cui reddito va dai 20mila ai 30mila euro si troverebbero a pagare 312 euro. Somma che sale a 347 per chi ha un reddito di 40mila euro e a 372 euro per chi sta nella fascia compresa tra i 60mila e gli 80mila. Ovviamente se l’adeguamento richiesto dal fisco è il doppio o il triplo di 516 euro, raddoppierà o triplicherà pure l’incremento di imposta.
Frattanto, contro la revisione degli studi di settore parte una raccolta di firme nel Veneto. A suonare la carica sono le quasi 200 mila aziende del commercio, che ieri, in un’affollata assemblea a Padova, hanno raccolto il sostegno anche degli artigiani. I primi a scendere in piazza con i gazebo saranno i lavoratori autonomi della Confcommercio del Veneto: i banchetti per firmare la petizione che chiede lo stop ai nuovi studi di settore «retroattivi» compariranno da martedì nelle piazze di Padova, poi dal 19 giugno a Belluno, quindi a Verona e via via in tutte le sette province della regione.
Anche l’Apa-Confartigianato, associazione che nell’area di Milano, Monza e Brianza rappresenta migliaia di artigiani e piccoli imprenditori, è sul piede di guerra, la mobilitazione prevede manifestazioni per martedì a Monza, giovedì a Roma e martedì 19 giugno a Milano.