«Gli studi tecnici fanno trovare prima il posto»

Scordiamoci del vecchio adagio secondo cui una laurea è una garanzia per il futuro. Va bene che il pezzo di carta può sempre venire bene ma nell'attuale realtà lavorativa italiana, sempre più spesso i diplomi di laurea servono ad abbellire pareti e non a garantire certezza occupazionale. Di più. Studiare al liceo apre la mente? Bene, così ci sarà modo di pensare a cosa inventarsi finiti gli studi. Perché gli ultimi dati evidenziano che se quasi la metà dei diplomati in Italia arrivano proprio dai licei, classico e scientifico, le professionalità più richieste sul mercato del lavoro sono totalmente differenti. Periti meccanici, elettrotecnici, informatici, alberghieri, odontotecnici, saldatori. Tutte professionalità molto più garantite da studi tecnici o, ancora meglio, professionali. Non mancano le offerte di lavoro nel settore, piuttosto, latitano le professionalità richieste. Se poi ci si mettono pure le regioni ad ignorare quanto potrebbe, almeno in parte, modificare lo status quo, il futuro è sempre più grigio. Già perché lo scorso 25 ottobre è entrato in vigore il nuovo testo unico sull'apprendistato che prevede altre due tipologie di apprendistato rispetto alla tradizionale, col fine di rendere più stretta l'integrazione tra l'istruzione scolastica, la formazione ed il mondo del lavoro.
La prima prevede un contratto di apprendistato con la possibilità di assumere giovani fra i 15 ed i 25 anni per l'assolvimento dell'obbligo di istruzione o per il diploma professionale per contrastare concretamente l'abbandono scolastico e ottenere un risultato formativo che consenta loro di trovare validi sviluppi professionali. La seconda prevede un contratto di alta formazione e ricerca, per giovani fra 18 e 29 anni di età, finalizzato al conseguimento di un diploma di istruzione secondaria superiore, di titoli di studio universitari o di alta formazione, compresi i dottorati di ricerca o la specializzazione tecnica superiore. Un testo che potrebbe portare notevoli miglioramenti per quanto riguardo l’inserimento nel mondo dei lavori dei giovani e per la loro formazione ma che, ad oggi, le regioni non hanno preso minimamente in considerazione. Come se non ci fosse.
«La speranza è che Regioni, scuole, università e parti sociali sappiano trovare rapidamente una regolamentazione per consentire l'utilizzo di questi strumenti contrattuali che non devono diventare solo un modo per entrare anticipatamente nel mondo del lavoro ma una modalità ulteriore che consenta ai giovani di formarsi anche lavorando», spiega, Roberto De Lorenzis, consulente del lavoro genovese. Spetta infatti alle regioni recepire il testo e renderlo operativo sulla base di accordi con le associazioni datoriali e dei lavoratori, le Università ed altri Enti ed istituzioni di studio e ricerca. Ma sono davvero così cambiati negli ultimi anni il mondo del lavoro e quello della scuola? «Abbiamo creato questo mito della laurea che risolve ogni problema. Ora le cose sono cambiate. Quale che sia il percorso che si sceglie - racconta De Lorenzis - è fondamentale attivare nuove figure di apprendistato così come richiedono le aziende stesse». Quindi meglio avere una preparazione più tecnica e meno teorica? «Il mercato del lavoro richiede una serie di figure che non ci sono più e sono prevalentemente quegli studenti che escono dagli istituti tecnici e professionali».