Studiano Feltri a memoria e difendono Silvio

La Grande Mela e la grande rabbia. Eccoli i lettori del Giornale sparpagliati e divisi quando si tratta di far compere e incredibilmente uniti quando si discute del nostro Paese. Corrono su e giù per Manhattan pieni di pacchettini di Natale, si fermano e non mollano quando li ritroviamo a tavola a parlare inevitabilmente di politica. Il comune denominatore è Silvio Berlusconi, e su questo non si discute. Piace qualsiasi cosa egli faccia e sono pronti a perdonargli quello che non piace. Come una grande muraglia respingono al mittente qualsiasi critica nei suoi confronti. E, ovviamente, detestano il mittente. Su Gianfranco Fini tanti aggettivi, non ne ricordo uno positivo...
È l’Italia per bene quella che è salita sull’aereo del Giornale, destinazione New York. Liberi professionisti, imprenditori, artigiani, c’è di tutto e anche di più tra le quattrocento persone che hanno attraversato l’oceano per questo viaggio «speciale», decisamente diverso dagli altri fatti finora. Certo, anche questa volta non mancano gli appuntamenti culturali. E anche se l’epicentro degli interessi è lo shopping natalizio - con l’euro forte e il dollaro debolissimo, come resistere? -, il collante di ogni discussione sono gli articoli di Vittorio Feltri.
Il Giornale, per tutti questi signori, non è soltanto un quotidiano. È molto di più. Una bandiera dietro la quale marciare compatti e uniti da un forte senso d’appartenenza. Fenomeno unico nell’editoria italiana, un ideale di carta da sventolare in faccia a chi non la pensa così.
Hanno mille idee sul nostro giornale, dalla prima pagina fino alle previsioni del tempo. Il più curioso tra i consigli mi è arrivato alla mattina appena sveglio insieme con il caffè. Una gentile signora mi ha detto: «Basta, smettetela di chiamarla opposizione, chiamatela minoranza. Alcuni paiono proprio dei minorati...». Da lì, poi, il discorso è andato su Di Pietro. Il terrore delle querele mi impedisce di riportare il giudizio dei nostri lettori: fosse per loro, l’ex pm non dovrebbe nemmeno entrare alla Camera. Anzi, non dovrebbe entrare da nessuna parte.
Quel pazzo delinquente di Tartaglia non aveva, forse, ancora in mente l’aggressione al premier, durante il viaggio del Giornale a New York. Ma i lettori erano già preoccupati per il presidente del Consiglio: temevano - più scontati e non meno vili - gli agguati di una certa magistratura. Al complotto, loro ci credono, eccome: qui c’è chi sta trafficando per far cadere Berlusconi, ripetono convinti. E citano interi capoversi degli articoli di fondo. Piace molto la nuova linea del Giornale. «Ha fatto bene Feltri ad alzare i toni - concordano tra loro i lettori -. C’è la guerra e noi dobbiamo sparare più forte degli altri. Prima non eravate incisivi, troppa ironia e pochi fatti. Ora, il “nostro” giornale è in prima linea». Come i nostri lettori, che avvertono: «Ci vorrebbe una bella marcia, come quella di Torino. Per far capire a... quelli là che siamo in tanti e siamo pure molto incazzati. Abbiamo votato Berlusconi e vogliamo che governi, fino alla scadenza del mandato. Niente scherzi!»
Capito?