Uno stuntman romantico travolto dalla violenza

Cannes Da qualche anno a questa parte Cannes mette in concorso un film d’azione condito con un certo grado di violenza. Questa volta è toccato a Drive, di Nicolas Winfiding Refn, assumersi il compito e va detto che lo ha svolto con coscienza e autorevolezza.
Interpretato da Ryan Gosling, racconta di uno stuntman durante il giorno, autista di rapinatori durante la notte. La sua assistenza è solo tecnica: li porta sul posto, li attende («non più di cinque minuti, dopo vado via») non porta armi, non presta aiuto. Guida e basta. La vita per lui ha un senso solo con il volante fra le mani.
A un certo punto la sua esistenza si mischia con quella di Irene (Carey Mulligan), che vive nel suo stesso stabile, ha un figlio piccolo e un marito, Standard (Oscar Isaac), in prigione. All’uscita di quest’ultimo, le cose precipitano: Standard vorrebbe restare pulito, ma in carcere qualcuno lo ha aiutato e ora chiede un favore in cambio. Da qui, quella che all’inizio sembra una commedia più o meno rosa si trasforma in un thriller di rara violenza, dove fra spanzamenti, accecamenti, sfracellamenti, maschere di sangue, c’è solo l’imbarazzo della scelta.
«Il film è basato sul romanzo omonimo di James Sallis - dice il regista - molto bello ma costruito con flashback e riflessioni difficili da rendere in una sceneggiatura. Mi interessava però mettere a fuoco questo personaggio solitario, leale, anche dolce nei rapporti con le persone amate e però brutale in caso di necessità. Un cavaliere solitario sentimentale e violento insomma. Mi ricordava qualcuno degli eroi cinematografici del passato, di quando io ero ragazzo: Steve McQueen, Clint Eastwoood. Uomini che parlavano poco e che però agivano molto».