La «stupefacente» Moratti spiazza tutti e regala i libri

Mentre Livia Turco propone ispezioni antidroga nelle scuole da parte dei Nas, votandosi - a mio giudizio - al fallimento a Milano c’è chi fa le cose serie e concrete. È l’assessore ai servizi sociali Mariolina Moioli, e Letizia Moratti, primo cittadino della città e già contestatissimo (sappiamo da chi) ministro della Pubblica Istruzione.
Il ricorrere alle maniere forti non ha mai dato grandi risultati nella scuola. A Napoli si pensò di creare una nuova figura metropolitana, il «poliziotto amico» col quale gli studenti, pian piano, avrebbero dovuto far conoscenza e confidarsi. Risultato: l’agente fu del tutto ignorato. Poi si pensò al «carabiniere professore», che invece entrava in classe e spiegava i rischi della droga: nessuno l’ascoltò. Dicevo: mentre Livia Turco propone surreali ispezioni antidroga, Il Comune di Milano ha annunciato che dall’inizio del prossimo anno scolastico, i libri per gli studenti delle medie saranno dati gratis. Verrà consegnato un bonus a quanti dimostreranno di essere iscritti al primo anno delle scuole medie inferiori, senza operare distinzioni, cioè non tenendo conto né del reddito familiare, né del tipo di scuola (statale, privata o paritaria). Come a dire: se la scuola è obbligatoria (per tutti) almeno fino alle secondarie, giusto che nessuno paghi i libri.
Si tratta di un’iniziativa unica in Italia, e il sottoscritto se avesse dimestichezza con gli aerei, volerebbe oggi stesso per abbracciare la Moratti (benché non sia il suo tipo) a nome di tutti quei genitori che per acquistare libri ai figli devono indebitarsi.
Non potrò mai dimenticare i sacrifici di mio padre per darci un’istruzione. Ricordate questo passo del Pinocchio? «A proposito - soggiunse il burattino - per andare a scuola mi manca sempre qualcosa: anzi mi manca il meglio». «Cioè?». «Mi manca l’Abbecedario». «Hai ragione: ma come si fa per averlo?». «È facilissimo: si va da un libraio e si compra». «E i quattrini?». «Io non ce li ho». «Nemmeno io - soggiunse il buon vecchio facendosi triste (...) Pazienza!» E infilata la vecchia casacca di fustagno (...) uscì correndo di casa. Dopo poco tornò: e quando tornò a casa aveva in mano l’Abbecedario per il figliuolo, ma la casacca non l’aveva più. Il pover’uomo era in maniche di camicia, e fuori nevicava».
In casa D’Orta, di burattini ce n’erano sei, e tutti che dovevano comprare l’Abbecedario. Mio padre, scalcagnato quasi come Geppetto, non sapeva più che giacca di fustagno vendere o impegnare. Così chiamava a raccolta tutto il parentado e si affidava al buon cuore dei congiunti. I quattrini che si riuscivano a raggranellare, tuttavia, non erano sufficienti ad acquistare libri nuovi, e così noi ci si armava di santa pazienza e ci si faceva tutte le librerie della zona, alla ricerca del volume usato. File di ore per arrivare davanti al venditore e magari sentirsi dire: «Sì, il testo lo abbiamo, ma solo nuovo». E quando pure si aveva la fortuna di trovarlo usato, il libro, in che condizioni si presentava? Spesso era mancante di qualche pagina, e quasi sempre zeppo di sottolineature, note, parole cerchiate in rosso, oltre che di frasi d’amore o disegni osceni sui bordi.
Ragazzi di Milano, che andrete a scuola coi vostri libri freschi e odorosi di stampa, non considerate solo il peso del vostro zaino, ma anche e soprattutto la fortuna di poter studiare.
Gratis. Parola inesistente nel vocabolario latino-prodiano.
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