La stupenda Isabelle Huppert moglie pentita e tormentata

Nella Parigi primo Novecento i coniugi Hervey aprono ogni giovedì il loro salotto alla buona società. Formano una coppia agiata e, in apparenza, sperimentata. Monsieur Hervey si vede rispecchiato nella moglie Gabrielle: un uomo solido, rispettato, socialmente invidiato e ammirato. Un pomeriggio, però, tornando a casa, trova un biglietto con cui lei gli annuncia di averlo abbandonato per un altro, ma, mentre è ancora in preda allo choc, lei ritorna: «Ho avuto paura» confessa. Non ce l’ha fatta ad andarsene e tuttavia non accetta più che tutto possa essere come prima. Tratto da un racconto di Conrad, Il ritorno, e costruito con impianto teatrale e un’alternanza cinematografica di bianco e nero e colore, Gabrielle ha il suo punto di forza in una superba ricostruzione di ambienti e, soprattutto, in Isabelle Huppert, bravissima nel disegnare il ritratto di una donna che scopre per la prima volta i suoi sentimenti e quindi se stessa e così facendo si accorge di non aver mai saputo niente del marito, un concentrato di convenzioni più che un essere umano. Nello scontro fra i due, sarà lui ad andare in pezzi e saranno di Gabrielle le parole più crudeli e illuminanti sull’amore, la sua mancanza, la sua ricerca.

GABRIELLE (Francia, 2004) di Patrice Chereau con Isabelle Huppert, Pascal Greggory. 90 minuti