Le stupide ripicche dei partiti non ci portano molto lontano

(...) bene ricordiamo sono già a fondamento della sconfitta, a suo tempo, di Sergio Castellaneta nei confronti di Beppe Pericu. Sia chiaro il primo non aveva più molto a che fare con la Lega Nord (con la quale era in dissidio) ma litigava con l'allora dirigenza di Forza Italia (della quale aveva sconfitto alle comunali, in prima istanza, il candidato). Ne era naturalmente ripagato. Beppe Pericu era azzoppato dalla concorrente candidatura di Adriano Sansa ma riuscì a vincere, taroccamenti a parte poi svelati dalla magistratura genovese (all'interno, soprattutto del centrosinistra), per soli 9500 voti. Vogliamo credere che non abbiano per nulla influito le beghe con la dirigenza di Forza Italia?
Occorre che il centrodestra si chiarisca il passato e il presente, cioè perché non è stata sufficientemente sostenuta la battaglia contro la «legge Vesco» promossa dalla Lega Nord e perché quest'ultima, ora si fa ritrosa di fronte al referendum antimoschea. È vero che l'elettorato ha ampia libertà nel disobbedire ai palesi sbagli delle segreterie di partito e mi auguro che lo faccia, però il problema resta, dall'una e dall'altra parte. È proprio il caso di dirlo: meno male che a livello nazionale (con ricadute elettorali a livello locale) c'è Berlusconi, altrimenti sarebbero guai.
Si comprende benissimo, grazie alle attuali circostanze, perché la sinistra nel genovesato ha finito con l'apparire (tanto nel recente quanto passato prossimo e remoto) vischiosa e invincibile, riuscendo ad imporre una sorta di regime non dissimile da quello di determinate regioni dell'Italia centrale. È un problema di frammentazione e di arretratezza delle forze politiche (non solo del centro destra) che però fa più male all'opposizione che alle abbarbicate giunte di governo locale.