La stupidità non può riscrivere la storia

Chiarissimo dottor Lussana, mi permetta di rispondere al signor Francesco Trevis, ora che la calma (dopo la lettura della lettera), ha raggiunto la fase della risposta.
Partiamo dal basso. Perché si dovrebbe chiedere scusa ai familiari, ai sampdoriani, alla città? Chiedere scusa per una targa manomessa è assurdo; targa che personalmente non approvo perché il signor Mantovani, a mio avviso, non è stato ne un santo, un martire, uno statista, un premio Nobel e quant’altro per meritarla, ma, solo una brava persona e un ottimo presidente della sua squadra.
Ma zia diceva che aveva diviso la città, cosa che condivido, e mi ricordava lo scandalo del petrolio e tutto quanto successe in quegli anni a Genova. Qui mi fermo.
Gli atti vandalici, fatti da persone col cervello di gallina, vanno puniti tutti, dal più piccolo al più grande, dalla giustizia che ha leggi sufficienti per farlo, mentre non trovo un atto di guerra imbrattare una targa, ma, solo tanta stupidità.
Leggo... «di chi ha permesso che questa città fosse conosciuta oltre i confini nazionali non solo per Cristoforo Colombo». Ricordo al signor Trevis che non sono stati i calci nel pallone della Samp a far conoscere Genova oltre i confini; perché questa è da sempre sulle carte geografiche di tutto il mondo e viene studiata come storia. Cristoforo Colombo ha fatto le sue scoperte nel nome di Genova.
La mia, la sua città, quella delle persone che la abitano, e tante di queste la tradiscono tifando Doria perché vince. Incredibile! Evidentemente non hanno avuto un nonno che raccontasse loro la storia meravigliosa del calcio italiano; tanto inserita nel contesto della città che i vecchi genovesi andavano allo stadio per tifare, intrecciare amicizie, costruendo affari, lo scagno era Marassi ed era motivo di orgoglio far parte del Club di Spensley.
Anche il bombardamento del 9 febbraio 1941 venne esorcizzato a Marassi dove i genoani si recarono in massa per farsi coraggio, piangendo lacrime di gioia per la vittoria e di dolore per lo scempio fatto alla città, e quelle lacrime diedero loro la forza per ricominciare.
Il tempio del calcio era rimasto intatto, come il tempio della fede San Lorenzo, con la bomba inesplosa e da quei due punti fermi, i genovesi hanno iniziato la ricostruzione.
Un atto d’amore, oltre l’amore ha unito il popolo genoano alla sua città, gente «ignorante» come ci ha definiti, ma, infinitamente grandi più di qualsiasi cosa, più di Mantovani che ha dimenticato di essere stato accolto molto bene da questa «razza di ignoranti» che ha saputo far grande Genova con l’operosità delle mani e della testa e che ha portato attraverso la sua genialità l’amore per il calcio in Italia.
Lo sa signor Trevis che senza il Genoa non ci sarebbe la Sampdoria? E che anche ultimi in categoria il Genoa sarà sempre primo perché è parte della storia, è una meravigliosa realtà, è leggenda e mito; è la squadra dei genoani e non di un padrone, ed ora con la fondazione, geniale intuito di Preziosi sarà sempre più di noi tutti che abbiamo il Dna rossoblù, siamo vecchi balordi, ma, sempre innamorati, come i nostri magnifici ragazzi che prenderanno il nostro testimone continuando la nostra leggenda. Orgoglio rossoblù.
Sono certa che un giorno Marassi sarà di nuovo il campo del Genoa dove ci sarà scritto a caratteri indelebili: «I genoani con amore»; ed anche noi saremo leggenda; una lunga leggenda rossoblù.