Lo stupore di medici e scienziati: «Un caso davvero straordinario»

L’anestesiologo: «Si può resistere senza cibo». Il fisiologo: «Il problema è il freddo che ferma il cuore»

da Milano

Il caso che arriva dal Giappone lascia gli scienziati a bocca aperta. «L’ibernazione è uno stato naturale per molti animali - ha detto al Time il dottor Thomas Stuttford - ma certo questo è un caso straordinario e da studiare con cura straordinaria». Decisamente più perplesso Paolo Cavallari, professore ordinario di Fisiologia umana all’Università degli studi di Milano: «Non sono un esperto di ambienti estremi, ma mi sembra poco verosimile sopravvivere in quelle condizioni. Non per la mancanza di nutrizione, perché in questi casi si consumano i grassi - spiega -. Il problema è la sete. Anche in stato di semi incoscienza si perde una certa quota di urine tutti i giorni. Metta che siano soltanto 200 millilitri, ma la moltiplichi per 23 giorni e diventa una quantità enorme».
Le conseguenze di una simile disidratazione, spiega il professore, sarebbero letali: «Non vivi se non bevi. Ci sono persone che si sono perse nel deserto e ce l’hanno fatta. Ma hanno dovuto ingoiare le proprie urine per eliminare il senso di sete e reidratarsi».
C’è poi la questione della temperatura corporea: «In ipotermia i processi metabolici rallentano e, quando la temperatura va al di sotto dei 27 gradi, c’è un rischio di morte elevatissimo. In alcuni casi si può arrivare anche a 25 gradi. Però nel caso di quest’uomo in Giappone, stiamo parlando di un periodo estremamente lungo e con una temperatura particolarmente bassa».
Cavallari, a questo proposito, ricorda quanto succede con certi interventi chirurgici, durante i quali, la temperatura corporea viene fatta scendere proprio per provocare l’arresto del cuore e poter operare in questa particolare condizione: «Lo si fa nelle operazioni a cuore aperto. Ma sono interventi che hanno limiti di tempo di qualche ora».
Gaetano Iapichino, direttore del dipartimento di Anestesiologia dell’Università di Milano non nasconde il proprio stupore: «Certo se fosse vero, sarebbe un caso eccezionale, vorrebbe dire che il corpo umano è fatto davvero bene! Sappiamo di scioperi della fame e della sete durati parecchi giorni, ma la cosa più straordinaria è la questione della temperatura: già al di sotto dei 30 gradi il cuore dovrebbe fermarsi. Siamo macchine che bruciano energia, senza l’ossigeno messo in circolo dal sangue questo processo non può avvenire».
Pollice verso quindi anche per il futuro dell’ibernazione? «Gli animali lo fanno, ma si risvegliano ogni tanto e si nutrono e dissetano - ricorda Cavallari -. Restare ibernati per decenni e poi risvegliarsi? Temo che sia una grossa bufala».