Stuprò 17 bambini: ai domiciliari il pedofilo che chiese la castrazione

da Reggio Emilia

Dal 1971 al 2004 ha attirato bambini nel camper degli orrori, offrendo caramelle e biglietti per il luna park, poi li stuprava. Almeno 17 le vittime degli abusi, tutte minorenni. Condannato a quindici anni di reclusione (il pm ne aveva chiesti 20), ne ha scontati appena tre e ora ha ottenuto i domiciliari. Per curarsi, visto che è affetto da una grave malattia polmonare.
Natale Terzo ha 62 anni, è originario di Palermo e a fine 2005 aveva fatto parlare di sé, chiedendo al ministro per le Riforme Roberto Calderoli la castrazione chimica. «Se esco dal carcere - disse - torno a caccia di bambini. Non sono un mostro, sono soltanto malato. Ho agito sempre in base a un impulso più forte di me». La sua proposta fu girata al ministro della Giustizia Roberto Castelli, che non potè accettare perché questa possibilità non è contemplata dalla legge. Da alcuni giorni Terzo è potuto ritornare a casa per curarsi meglio. È di nuovo lì, a Novellara, il paese della Bassa Emiliana al confine tra Reggio e Modena, la zona che ha cominciato a battere con il suo camper 35 anni fa. Nel 2004 venne incastrato dai carabinieri, tramite microspie all’interno del veicolo. È assistito dai familiari e può andare in ospedale per le terapie. Il suo avvocato ha ottenuto il provvedimento con una consulenza medica: «È talmente debilitato che non può più essere pericoloso». Le mamme però sono preoccupate, perché temono che ritorni a insidiare i giovani, nonostante il tumore. «Così non sconta la sua pena - sottolinea la madre di una delle vittime - non c’è vera giustizia. Ci si sente impotenti di fronte a questa situazione e c’è il rischio che altri minori entrino in contatto con lui». «Se uscirà dal carcere - accusò all’epoca della sentenza un’altra madre - andrò a ucciderlo con le mie mani».
Inquieto anche il sindaco di Novellara, Raul Daoli: «Il ritorno di quest’uomo in paese è inopportuno, toglie tranquillità alle famiglie». Contrario alla concessione dei domiciliari anche Luciano Paolucci, padre di una delle vittime del mostro di Foligno: «Per me non sarebbe dovuto uscire nemmeno per un minuto. E chi lo ha deciso dovrà assumersi la responsabilità, venendo punito in maniera esemplare, se lui dovesse tornare a violentare i bambini».