Stuprò una studentessa Adesso in tutto il mondo è braccato dalla polizia

Il sudamericano accusato della violenza nel sottopassaggio di Treviso beffa gli agenti. Punta su Bogotà, dove non c’è estradizione

La caccia all’uomo punta oltreoceano. La destinazione di quello che la polizia ha soprannominato «mostro di Treviso» sarebbe la Colombia, suo paese d’origine. Julio Cesar Zoluaga Aguirre, 26 anni, è accusato di aver stuprato una studentessa di 21 anni lunedì scorso nel sottopassaggio della stazione della città veneta. Gli inquirenti sono sicuri che sia stato lui. E hanno spiccato un mandato di cattura internazionale.

Aguirre è scappato da Treviso subito dopo lo stupro, braccato dagli agenti della Squadra mobile. Ha preso il treno per l’estero. Inizialmente si è pensato alla Francia, via Torino, ma poi la polizia ha trovato le sue tracce a Madrid. Il ricercato aveva in tasca un biglietto aereo per Bogotà, in Colombia, e la guardia civil spagnola aveva preparato una trappola per catturarlo all’aeroporto della capitale. Ma all’imbarco del volo delle 5.34 di venerdì Aguirre non si è presentato. Il timore è che abbia deciso di raggiungere il suo paese in nave. In questo caso le speranze di prenderlo si azzererebbero, visto che la Colombia non prevede l’estradizione per reati sessuali.

«Dobbiamo prendere il mostro. Sono ottimista», ha assicurato il questore di Treviso, Carmine Damiano.
Lo stupro del sottopassaggio ha sconvolto la città. Pochi minuti prima delle 7 la vittima camminava dalla macchina verso la stazione per andare all’università di Padova. L’aggressore l’ha seguita nel tunnel buio, l’ha afferrata alle spalle e l’ha trascinata in un cortile vicino. L’ha minacciata di morte puntandole un coltello alla gola. Si è tolto le scarpe e i vestiti e l’ha violentata. Un’altra giovane di 18 anni, anche lei diretta a scuola, ha sentito le urla della ragazza e ha messo in fuga Aguirre, che nella fretta si è allontanato semi nudo e ha lasciato scarpe e slip.

«Erano dietro a dei cespugli - ha raccontato al Tgr la 18enne -, ho sentito lei che urlava. Quando mi sono avvicinata, l’ho visto scappare. Si vede che ha sentito che stava arrivando qualcuno. La ragazza era in piedi, sconvolta. Ho cercato di confortarla e l’ho abbracciata». Un’altra persona aveva sentito la grida d’aiuto. «Un ragazzo del condominio di fronte si è affacciato al balcone, ma si è subito chiuso in casa in preda alla paura - ha aggiunto la soccorritrice -. Poi ci ha chiesto scusa e ci ha chiesto di salire, ma abbiamo detto di no». La vittima dello stupro, definita dal capo della Mobile Roberto Della Rocca «forte e di carattere», ha subito ricostruito l’incubo vissuto. E ha fornito alla polizia molti particolari utili. Gli indumenti dell’aggressore sono stati mandati alla Scientifica di Roma per estrarre il Dna.

Inoltre un poliziotto ha riconosciuto le scarpe di Aguirre, che aveva visto pochi giorni prima e che conosceva perché il colombiano ha diversi precedenti, uno anche per violenza sessuale. A quel punto è stata diffusa la sua fotografia e sono scattate le ricerche. Anche la vittima l’ha indicato senza dubbi, mentre almeno tre testimoni l’hanno visto vicino al luogo dello stupro poco prima e poco dopo. A incastrarlo c’è infine un filmato delle telecamere della stazione. In un fotogramma delle 6.41 di lunedì si vede un uomo di spalle, con la corporatura del ricercato e la testa rasata, che punta verso una donna e prova a prenderla per un braccio. Lei però se ne accorge in tempo e scappa via. Poteva essere la sua preda, la polizia la sta cercando.

Aguirre ha la cittadinanza italiana, è disoccupato e secondo gli inquirenti vive di piccoli furti e di spaccio. Nella sua fuga potrebbe essere stato aiutato da qualche amico. Viveva a Montebelluna, non lontano da Treviso, in casa della madre. Lo cercano in tutta Italia e oltre, poliziotti in borghese lo aspettano nelle stazioni e negli aeroporti. «Quello che posso dire è che a Treviso non c’è», ha dichiarato Della Rocca.