Stupra e mette incinta una ragazza di 13 anni

da Milano

«Dai, vieni su a casa mia! Non saremo mica soli, non temere: ci sono anche mia madre e mio fratello». Ma nell’appartamento oltre a Gaetano Colicchio, 30 anni e alla 13enne marocchina Nina (il nome è di fantasia, ndr) non c’era nessun altro. Ed è stato solo allora che la ragazzina ha visto davvero cosa si nascondeva sotto lo sguardo complice, il sorriso sornione e l’apparenza da bravo ragazzo tutto sorrisi e moine del suo principe azzurro della porta accanto: un mostro pronto a saltarle addosso e ad abusare di lei.
Ha inizio lo scorso 7 febbraio la storia dell’ottavo stupro denunciato a Milano negli ultimi due mesi. Una violenza sessuale culminata in un disagio psichico fortissimo, nella ricerca di un conforto tra le braccia materne e, dopo l’ammissione di essere stata violentata, in una conseguente interruzione di gravidanza: sì, la 13enne Nina, dopo quel primo, brutale rapporto sessuale che, per volere del suo stupratore avrebbe dovuto rimanere il loro «segreto», è rimasta incinta. E solo la denuncia della madre, una badante 42enne il cui marito lavora all’estero che - dopo essersi avvalsa della legge 194 e aver fatto abortire la figlia, ha collaborato strenuamente con il consultorio prima e con la polizia poi - ha permesso che venisse fatta giustizia. «Ci teniamo a sottolinearlo - ha detto ieri il dirigente della squadra mobile Francesco Messina -: il ruolo della madre è stato fondamentale in tutto questo. Si tratta di una donna di grande forza e capacità, che ritengo riuscirà a far superare alla figlia un trauma spaventoso come quello che ha subito». Anche nella richiesta di custodia cautelare firmata dal gip Fabrizio D’Arcangelo per Colicchio si legge che «è degno di nota il valore civile della madre della persona offesa»
Lei, la vittima, è una ragazzina che frequenta le scuole medie nel quartiere popolare del Gratosoglio, zona sud ovest della città; lui un muratore milanese dall’aria perbene e lo sguardo amichevole, un tipo che sembra molto più giovane dei suoi trent’anni. Un’apparenza innocua e bonaria dietro la quale si cela un abituale adescatore di adolescenti, un giovane ambiguo che frequenta spesso oratori e parrocchie - ma soprattutto gli ingressi delle scuole medie del quartiere - e che, con la sua parlantina accattivante, ci mette poco a guadagnarsi la fiducia dei ragazzini che frequenta. E, per attirare le adolescenti nella sua «tana», usa il richiamo subdolo dell’hashish, della «canna»: secondo quanto accertato dalla polizia, infatti, sempre dopo approcci davanti a scuole o oratori e usando l’esca dello spinello, tra la fine dell’anno scorso e l’inizio del 2008 l’uomo ha portato a casa sua anche una 14enne italiana e sempre lì avrebbe tentato un approccio sessuale; in seguito avrebbe abusato di una 15enne, per cui dovrà rispondere anche di spaccio di stupefacenti. Ma c’è di più: adesso gli investigatori della sezione minori della Mobile cercano anche altri tre muratori italiani tra i 26 e i 30 anni affetti dallo stesso «vizio» di adescare minorenni.
Ma torniamo a quel 7 febbraio quando Colicchio aveva invitato Nina da lui approfittando del fatto che a scuola c’era una manifestazione. Il giovane riuscì a stuprare la ragazzina, ma il «segreto» diventò impossibile da nascondere quando, alcune settimane dopo, la giovane iniziò a stare male, non solo psicologicamente ma anche fisicamente. E tra le lacrime, stretta nelle braccia della madre, riuscì finalmente a raccontare il suo dramma.