Stupra la ragazza al bar e picchia il fidanzato

La giovane scappa in Calabria poi chiama la polizia. Invitata a tornare e presentare la denuncia, fa finire l’aguzzino in galera

Andrea Acquarone

È salita su un treno, mano nella mano col fidanzato, un’ultima occhiata all’indietro per controllare di non essere ancora braccata. Ed è fuggita. Destinazione Calabria.
Scappava da un incubo fatto di minacce, insulti, stupri. Il terrore dipinto sui volti di entrambi. Lui era già stato picchiato e pesantemente da quell’uomo di 35 anni che aveva deciso che quella ragazzina sarebbe divenuta «sua proprietà».
Accade a Milano, in un giorno afoso di fine giugno. Nessuno ha saputo nulla per due settimane. Chiara si era chiusa nel mutismo, non usciva più con le amiche, non vedeva più nemmeno il suo ragazzo. Non poteva del resto: quell’adulto duro e violento e il suo complice altrettanto «cattivo» la stavano trasformando in schiava. Soltanto quando è arrivata a mille chilometri di distanza ha trovato il coraggio di fare una telefonata. L’ha ricevuta un poliziotto: Chiara, nemmeno diciassette anni, barista e il suo fidanzato di poco più grande balbettando chiedevano aiuto. Non sapevano cosa fare. L’agente, anche lui un ragazzo, quel giorno di turno al centralino, li ha ascoltati paziente. Dolce e rassicurante. «Dai tornate a casa, ci pensiamo noi. State tranquilli». Li ha convinti. Si chiama Angelo, sarà un caso. L’indomani Chiara si è presentata al commissariato Garibaldi-Venezia, accompagnata dalla mamma. E ha sporto denuncia.
Venerdì notte, dopo dieci giorni di indagini, su ordine del pm Gian Luca Prisco, per gli aguzzini sono scattate le manette. Donato Risplendente, alle spalle una serie di precedenti per armi e droga, e il suo amico «guardaspalle» Stefano B., 25 anni, si sono ritrovati «legati» quando meno se l’aspettavano, proprio davanti a un bar di piazzale Massari, quello nel cui scantinato era stata consumata la prima violenza. Per questo uno dei proprietari del locale è ora indagato: aveva permesso al violentatore di andare con la giovane nello scantinato. «Facendo finta di non vedere e non sentire», sostengono gli investigatori.
Una storiaccia, probabilmente non ancora chiusa, c’è altra gente che potrebbe esserci invischiata. Connivenze, complici silenzi e forse anche giri di droga. Chiara e il suo giovane fidanzato non c’entrano: loro sono solo vittime.
Vittime di un incontro sbagliato al parco di Piazza Maciachini tra i proprietari di due cani che tra una chiacchiera e l’altra un giorno decidono di fare accoppiare i loro barboncini. Sono i primi di giugno, una è la mamma di Chiara, l’altra è la madre di Risplendente. Tutto fila liscio fino alla sera in cui a Chiara dovrebbe essere restituito il suo cagnolino. Qui il casus belli: il quattrozampe è sparito. Volano parole grosse, spintoni, la ragazza, in piena crisi nervosa, colpisce l’anziana con uno schiaffo.
Per Donato Risplendente è l’occasione giusta. Organizza una missione punitiva. Prima massacra di botte con l’aiuto del suo complice il compagno della giovane, poi attira in trappola lei con la scusa di pretendere «scuse ufficiali». Per Chiara l’inizio del calvario. Viene fissato un appuntamento nel bar di piazza Massari e qui lui la violenta. A controllare che nessuno entri il «socio» Stefano B.
Non è finita: la minorenne da quel momento deve cambiare vita. È diventata proprietà del pregiudicato. La costringe a buttare via la scheda del suo cellulare e gliene dà un’altra, in modo da poterla controllare. Basta con le amiche, deve dimenticare il suo fidanzato, quando non c’è Risplendente è Stefano a seguirla. Poi ancora sesso violento, minacce, intimidazioni.
Così per due interminabili settimane. A dire basta è stata la polizia.