La stuprano in gruppo e la torturano per ore

NEL BRANCO C’era anche un minorenne che aveva chiesto la sanatoria come badante

Arancia meccanica a Pavia. Tre ucraini sequestrano una connazionale, la picchiano, la violentano per ore poi la intimidiscono, quasi affogandola nel Po, perché non racconti niente. Abbandonata allo stremo delle forze, la soccorre il proprietario di un chiosco di fiori. Appena può parlare, lei decide di raccontare tutto alla polizia. Ora la giovane, H.I., 36 anni, si trova ricoverata, con la frattura di una costola e di uno zigomo e contusioni multiple in tutto in corpo, al policlinico San Matteo di Pavia.
La squadra mobile della questura ha arrestato, per sequestro di persona, violenza di gruppo e lesioni personali gravissime, i tre responsabili: A.L., 17 anni, Maksym Snytsko, 18enne e Vadym Andriichuk, 23 anni. Tutti irregolari in territorio italiano mentre il diciassettenne aveva già presentato, lo scorso settembre, i documenti per chiedere la sanatoria come badante.
È da poco passata la mezzanotte di sabato. La giovane è assieme agli amici nella zona di Pavia eletta a ritrovo degli ucraini, viale Matteotti, alla fermata degli autobus. I tre si avvicinano a bordo di una Renault Modus. Di vista, lei conosce uno di loro. Così, quando la invitano a salire a bordo con la promessa di portarla a casa sua, la ragazza non ci trova nulla di male. Capirà ben presto che è caduta in un incubo. Il diciottenne alla guida, infatti, a un certo punto smette di ascoltare le sue indicazioni, per raggiungere casa sua, e va dove ha già deciso con i suoi e dove, soprattutto, gli ha indicato il 17enne: a Verrua Po, dove c’è una seconda casa dell’uomo al quale A.L. fa da badante da qualche tempo. Perché lui, di quella casa, è riuscito a intascare le chiavi. E all’insaputa del proprietario, in quell’appartamento fa quello che vuole. Arrivati in casa i tre intimano alla ragazza di spogliarsi. Prima la picchiano a sangue, poi la violentano. A turno, per ore. «Non paghi - ha puntualizzato ieri a Pavia il capo della squadra mobile Roberto Pititto -, la mattina ordinano alla ragazza, sempre con grandissimo disprezzo, di pulire la casa da loro sporcata».
Sono le 7.30. I tre vogliono cominciare la giornata come se niente fosse. E così decidono di concludere la loro opera, convinti di farla franca. Caricano la ragazza nel bagagliaio e si dirigono sull’argine del Po. Arrivati, la prendono per il collo e la immergono completamente per cinque volte nel fiume. Secondo la tortura del «waterboarding». Come a dire: «Se parli, muori». Bagnata fradicia, poi, la sbattono di nuovo nel bagagliaio. Per poi scaricarla davanti al cimitero monumentale di Pavia. Sono le 7.55. La ragazza viene subito vista da un negoziante e soccorsa.