Stuprata da autostoppista, fermato un diciottenne

La ragazza aveva accusato un immigrato. Ma a finire in manette è un muratore italiano: «Non c’è stata violenza»

Anna Savini

da Cabiate (Como)

Lei, che ha solo 20 anni, ha raccontato di una violenza. Ha detto di essersi trovata un immigrato slavo in macchina, giovedì. In pieno pomeriggio. In pieno centro. Ha raccontato di un coltello alla gola, che l’ha costretta a guidare dal centro alla periferia di Cabiate, in provincia di Como, e poi a subire una violenza sessuale.
Lui, fermato dai carabinieri con l’accusa di essere il bruto, ha detto solo: «Vado in galera da innocente». Perché lui è un muratore di 18 anni, di Cabiate. Non un immigrato. E la ragazza ha avuto sì un rapporto sessuale, e questo è stato certificato da una visita al pronto soccorso, ma i dubbi sono sul fatto che fosse o no consenziente. Sarà il magistrato, oggi, a decidere da quale parte sta la ragione e se il fermo dei carabinieri va convalidato. Fino ad allora le testimonianze dei due ragazzi non combaciano. La ragazza, che vive a Mariano Comense è andata in ospedale giovedì pomeriggio e ha parlato di violenza. Ai carabinieri ha raccontato di quell’immigrato che le era salito in auto e l’aveva costretta con la forza a fare quello che lei non voleva fare.
Ieri i carabinieri, in base alle descrizioni fornite dalla ragazza, sono finiti in casa del muratore, fermato pochi giorni prima per un controllo, e li hanno messi faccia a faccia. Lei l’ha riconosciuto, ma solo per un particolare. Lui, invece, ha detto che la ragazza la conosceva già. Ed era salito sulla sua auto proprio per questo, dopo che si erano trovati in centro.
Ma i carabinieri credono alla ragazza, credono che lui l’abbia presa con la forza e poi abbandonata poco lontano da casa sua, a Mariano, come raccontato da lei.
Eppure qualcosa ancora non torna. A partire dal modo in cui si sono trovati i due, passando dagli orari e dalla presenza o meno del coltello. Sembra che la ragazza si sia pure contraddetta raccontando le diverse versioni. Forse per lo choc, se quel che dice è la verità. Ma resta sempre il fatto che pensasse si trattasse di un immigrato. E poi, non tornano i tempi. I due, consenzienti o no, si sarebbero trovati a mezzogiorno. Però la ragazza in ospedale è andata alle 3 del pomeriggio. In quelle tre ore non si sa cosa sia successo. Sembra, però, che il fidanzato della giovane la cercasse sul cellulare senza riuscire a trovarla. Non rispondeva. E forse la chiave del giallo è tutta qui. Se ha ragione il muratore, allora forse i due si conoscevano già e giovedì avevano un appuntamento. Poi, però, magari qualcuno potrebbe averli visti in centro. Da qui le telefonate del fidanzato e la versione della ragazza. Ma questo è solo il campo delle supposizioni.