Stuprata, si getta dal balcone L’aguzzino finisce in manette

Attirata in città con la promessa di un lavoro e ridotta in schiavitù: doveva prostituirsi

Una povera ragazza romena in preda alla disperazione ma con una dignità fortissima; un delinquente albanese senza alcuno scrupolo che però non è riuscito a farla franca. Sono questi i due protagonisti - la vittima e il carnefice - dell’ennesima storia di soprusi, risoltasi in poco più di 48 ore grazie all’intervento dei carabinieri del nucleo operativo. Che, da Milano, hanno dovuto raggiungere Forlì per arrestare il balordo e i suoi tre complici, altri albanesi ora accusati di favoreggiamento personale dopo aver ospitato il loro amico in attesa che raggiungesse l’Adriatico per riparare in patria.
La romena, una 20enne, era arrivata a Milano, dritta dritta dal suo Paese d’origine, con l’illusione di fare la badante dopo che un’amica le aveva garantito che qui avrebbe potuto lavorare onestamente. Una volta in città, però, era stata sempre la stessa amica a farle capire che avrebbe dovuto «adattarsi» e prostituirsi in strada, per gli albanesi.
Era stato così che la poveretta, suo malgrado, aveva dovuto seguire un protettore albanese in uno degli alberghetti a ore di via Lulli (piazza Aspromonte). E inesperta, ancora vergine, aveva dovuto subire le peggiori violenze fisiche per ore, sequestrata nella camera d’albergo dallo sconosciuto.
A questo punto, però, il copione della vicenda subisce una virata inaspettata rispetto alla routine che siamo soliti conoscere. La ragazza, che nonostante le violenze subite rifiuta categoricamente di prostituirsi in strada, mentre è ancora vittima del suo sequestratore si lancia dalla finestra della stanza d’albergo e piomba nel vuoto. Un volo di due piani. Che le procura numerose fratture e richiede il suo ricovero d’urgenza in ospedale (per fortuna non corre pericolo di vita). L’albanese, nel frattempo, sparisce, portandosi via il passaporto della donna.
È a questo punto che entrano in campo i carabinieri. Sono loro che, attraverso quelli che definiscono «accertamenti tecnici» riescono a risalire al nascondiglio dell’albanese a Ronco, una frazione alle porte di Forlì e, ieri mattina, ad arrestarlo insieme ai suoi tre complici. In manette finisce anche la donna dell’aguzzino, una 22enne ucraina: dopo averla raggiunta in ospedale, aveva cercato infatti d’intimorire la romena affinché ritrattasse la denuncia contro l’albanese.