Stupratore si finge marocchino per passarla liscia

«Se parli, tutto il Marocco viene e ti uccide». E ancora, «stai attenta, noi marocchini ammazziamo». Goffo tentativo di intimorire le sue vittime, e di sviare le indagini. Perché lui di nome fa Thomas Andreose, ha 24 anni, ed è cittadino italiano. Arrestato con l’accusa di aver violentato e rapinato due donne nel giro di tre giorni, alle quali faceva credere di essere un nordafricano. Inutilmente, visto che Andreose - già arrestato in passato per rapina, estorsione, lesioni volontarie ed evasione dagli arresti domiciliari - era persona nota alle forze dell’ordine. Che, trovata una sua impronta digitale nell’auto di una delle due donne stuprate, l’ha immediatamente identificato.
Gli episodi risalgono ai giorni tra il 18 e il 21 novembre. In base alle accuse, Andreose è prima riuscito a salire sulla macchina di una donna che aveva fermato a un incrocio tra via Novara e via Sardegna a Legnano con la scusa di un guasto alla propria automobile, l’ha afferrata per i capelli, le ha sbattuto la testa contro il finestrino, l’ha presa a pugni e poi l’ha violentata. Prima di allontanarsi le ha strappato con la forza 40 euro e l’ha minacciata di morte se avesse detto qualcosa a qualcuno. Tre giorni dopo, è riuscito a salire sull’auto di una seconda donna mentre era ferma a uno stop (sempre allo stesso incrocio) in attesa di passare. Analoghe le modalità dell’aggressione, che però non si è conclusa con uno stupro, ma «solo» con la rapina da 140 euro. In questo caso gli è stato contestato il reato di lesioni: la vittima, infatti, ha subito una distorsione al collo provocatole, giudicata guaribile in 15 giorni.
Ora nella misura di custodia cautelare in carcere, il giudice per le indagini preliminari Guido Salvini scrive che si tratta di «due episodi di particolare gravità» e «in entrambi i casi si tratta di aggressioni a sfondo sessuale», anche se la seconda vittima è riuscita a difendersi. Il suo arresto è stato reso possibile dalla denuncia della prima vittima, che il 24 novembre si è rivolta ai carabinieri di Legnano, e dal racconto della seconda. Si è poi accertato che Andreose abitava nelle vicinanze di via Novara, dove sono avvenute le violenze, e che più volte ha violato gli arresti domiciliari. Motivo per cui in quello stesso mese il tribunale lo aveva riportato in carcere.