«Stupratori a 15 anni? Triplicati in un anno»

Nel 2007 venticinque le aggressioni in cui i responsabili non sono risultati imputabili a causa dell’età

Sarà anche stabile nei numeri, la criminalità minorile. Ma cambia. E cambia in peggio. A leggere la relazione di Monica Frediani, procuratore della Repubblica per i minorenni, ci sono parole che saltano agli occhi. «Indifferenza», «violenza», «disprezzo». Questo è il quadro, e questa la chiave di lettura. Che «i comportamenti dei minori confermano un dato ormai acquisito: il bene offeso dai reati è sempre più la persona».
Perché è vero che il numero dei procedimenti è sostanzialmente lo stesso dello scorso anno (3mila 705 per il 2006-2007, contro 3mila 712 del 2005-2006), e che si registra una diminuzione del 20 per cento delle violazioni della legge sugli stupefacenti («eppure - sottolinea il magistrato - il dato si scontra con l’opposta cognizione di una capillare diffusione dell’uso personale di droghe»), ma «desta preoccupazione, per i connotati di indifferenza e disprezzo del proprio simile, l’incremento costante dei reati connessi con l’uso della violenza contro la persona».
Raddoppiano, infatti, i tentati omicidi (10), e aumentano i procedimenti relativi a reati di lesioni personali volontarie (da 384 a 362). Ancora, se è vero che il numero dei furti è diminuito (775 contro 812), aumentano le rapine (da 200 a 272), «la cui finalità prevalente - commenta ancora Frediani - è spesso la violenza, piuttosto che l’offesa al patrimonio».
Il capitolo più «doloroso» è quello sulle violenze sessuali, passate da 84 a 93. Ma il punto non è solo statistico. Il dato, secondo la Procura per i minori, evidenzia «la mancanza di considerazione e rispetto del proprio simile», e una «crescente indifferenza verso l’altro», e a preoccupare particolarmente è «l’abbassamento della soglia d’età degli autori di tale reato, essendo incrementato il numero dei minori non imputabili italiani denunciati». Quasi il triplo, da nove a 25. Giovanissimi e violenti, anche solo a quindici-sedici anni. Un fenomeno che Frediani giudica «molto grave e pericoloso», e che testimonia di «un più precoce ingresso di minori nell’area della devianza penale che avviene sempre più attraverso il ricorso alla violenza fisica».
Si tratta di «soggetti appartenenti a nuclei familiari in difficoltà, che a loro volta vivono situazioni di grave abbandono sociale ed emarginazione», per i quali non sembra sia stato fatto abbastanza. Perché «se non verranno promosse adeguate e più forti sinergie con gli uffici della Regione e del Comune e con le strutture convenzionate, le iniziative intraprese in sede di volontariato e di privato sociale rischiano di rivelarsi inutili e sterili».