Stupri in convento, frate arrestato

Boccaccio: che c’entra Boccaccio? Andiamoci piano, con le ironie morbose. In casi come questo la fantasia va tenuta a freno, perché basta quel che sta succedendo davvero. Un frate, fino all’altro giorno un fratacchione francescano molto popolare e molto amato, è rinchiuso in carcere con un’accusa decisamente letale per il saio che porta: avrebbe violentato una suora. E neppure una volta sola. E neppure da solo. E neppure solo lei.
Già ci si capisce: comunque vada a finire questa maledetta storia, il mito di Francesco Bisceglia, 69 anni, meglio noto come “Padre Fedele”, è un mucchietto di detriti. Da parte sua, quando lo prelevano dall’Oasi Francescana insieme al braccio destro Antonio Gaudio, trentanovenne accusato per gli stessi motivi, ha già una personalissima opinione della fosca vicenda: «Mi sento perseguitato come Gesù».
Vai a sapere. La parola di un frate contro quella di una suora. Uno dei due dice la verità, l’altro è comunque colpevole della più spregevole ignominia. Alla Procura di Cosenza l’arduo compito di fare l’arbitro. Ma è doveroso aggiungere subito che i primi riscontri, purtroppo, sono tutti a sfavore di Padre Fedele: la suora non sembra pazza e mitomane, come da perizia psichiatrica, e delle violenze sessuali ci sarebbero pure tracce fisiche, come da perizia medica. Di più: tanto per dire in quale guaio sia finito il religioso, i suoi peccati (qualche volta commessi da solo, altre volte assieme ad altri uomini) sarebbero confermati anche in diverse telefonate, come da inevitabili intercettazioni, nonché da alcuni filmini (dei quali parla una suora ma non ancora trovati) e peggio ancora da altre tre donne, che a vario titolo frequentavano la Comunità e che ugualmente avrebbero subito gli agguati.
In poche parole: è uno scandalo tremendo. Se l’hanno incastrato, l’hanno incastrato benissimo. Ma se non è una montatura, allora è la fine di una leggenda. Nessuna esagerazione: tutta la vita di questa icona cosentina si snoda sul filo del romanzesco. Un frate vulcanico, un frate imprevedibile, un frate scomodo: così lo dipingono di volta in volta i suoi biografi, ma anche i superiori che nella Chiesa hanno l’ingrato compito di seguirlo. Inquadrare questa epopea personale è materialmente impossibile, almeno su un foglio di giornale. Conviene andare per flash-back, anche perché c’è solo l’imbarazzo della scelta.
Eccolo bambino, a Laurignano, pochi chilometri da Cosenza, primogenito di quattro fratelli, ma già orfano a cinque anni per colpa di una polmonite che si porta via la madre. È l’inizio di una vita tutta in salita. Il piccolo Francesco - un nome, un destino da Poverello - finisce subito in orfanotrofio, mentre il padre decide di emigrare in America...
Eccolo più avanti, ancora ragazzo, in convento. «Mi ci avevano portato perché non sapevano dove sbattermi - racconterà semiserio -: mi ci sono trovato bene e non me ne sono più andato». Dopo il noviziato, si trasferisce a Napoli per laurearsi in teologia. Nel ’64, a 27 anni, è ordinato sacerdote. La sua intelligenza, pronta e aperta, non sfugge ai superiori, che lo mandano all’Università Lateranense, dove si laurea anche in lettere e filosofia. Più in là negli anni, arriverà pure la terza laurea, in medicina, per curare i disperati dell’Africa. Personalità poliedrica, dicono in giro...
Eccolo poi di ritorno in Calabria, dove inizia la carriera di parroco, nella frazioncina di Acri. Fa costruire il campo sportivo, l’asilo e la chiesa. Quindi, davanti ai tanti no della burocrazia, avvia uno sciopero della fame per ottenere acqua e luce. Li ottiene. Per la sua gente, è un eroe...
Siamo agli anni Ottanta. La figura di Padre Fedele giganteggia. Trasferito a Cosenza, diventa segretario delle Missioni estere. Comincia un’intensa spola con gli angoli più disperati del pianeta. Fonda chiese, scuole, ospedali. Un po’ Machiavelli della fede, per rastrellare fondi non si ferma davanti a nulla. Gli riesce persino di abbinare al lavoro nelle missioni un singolare apostolato nelle curve degli ultras. Tifoso del Cosenza, tanto da diventarne molti anni più avanti un presidente onorario e simbolico (2004, scandalo iscrizioni), il cappuccino riesce a farsi ascoltare e a farsi seguire anche dalle frange più scamiciate. Ne diventa un singolare riferimento persino a livello nazionale. In un convegno contro i tifosi violenti, li accoglie così: «Basta casino, o vi prendo a sprangate». Per diversi anni, ogni Natale se li porta in Africa, dove insieme distribuiscono gli aiuti raccolti negli stadi e nei club. Qualche volta, anch’egli si lascia prendere la mano. È storica una frase dell’allenatore Bolchi, guida del Bari, che dichiara in un dopopartita: «Sono stato preso di mira da un tifoso travestito da frate»...
Un altro salto, un’altra provocazione. Nel ’94, il cappuccino compare in curva al fianco della pornostar Luana Borgia. Stadio Rigamonti di Como. «Che c’è di strano? Più si va all’inferno, più si conosce il paradiso. Lei è una star del porno, io sono una star dello spirito». L’episodio, come si dice, suscita scalpore. Televisioni e giornali accendono i riflettori. Esibendo lo striscione «No alla violenza, sì all’amore», Padre Fedele fornisce ulteriori spiegazioni: «Io mi batto per scongiurare le violenze tra tifosi. Luana non è il demonio: è una sorella peccatrice, come tutti». Gli fanno notare: passa più ore svestita che vestita. Risponde mansueto: «C’è in giro gente che sta coperta, ma è molto peggio di Luana. Oltre tutto io sono medico: non sarà una coscia o un seno nudo a farmi impressione...». Nasce una grande amicizia. Un anno dopo, Luana lo convince ad un passo altamente acrobatico, almeno per un fratacchione: andare insieme all’«Erotica Tour» di Bologna, rassegna che ovviamente non ospita collezioni di farfalle. Lui ci va serenamente: insieme raccolgono cinque milioni per i bambini del Rwanda. Più avanti, Luana racconterà la sua conversione...
Ormai siamo di fronte a un grande personaggio pubblico. Impetuoso e forse persino un po narciso, il cappuccino è presente su tutti i fronti. Lancia anatemi contro il Grande Fratello. Simpatizza No Global. Scende in campo contro le stragi del sabato sera, aprendo a Cosenza la «Discoteca Francescana», due piste da ballo per duecento persone, niente alcolici e solo soft-drink. Si schiera anche contro lo sfruttamento della prostituzione. Una donna romena gli chiede aiuto, lui la convince a confessare: al termine dell’operazione, sette trafficanti di povere donne finiscono in galera...
Infine, il grande sogno: l’Oasi Francescana. Un centro per ospitare derelitti di tutte le razze e di tutte le età. Progetto grandioso, prima pietra nel 2001. Un paio d’anni più tardi, sommerso dai debiti, Padre Fedele finisce per protesta a dormire sotto i ponti, come un Francesco vero. Chiede aiuto, implora sostegni economici per l’Oasi. La sua grande opera, di carità. Ma è proprio qui, dopo la denuncia di una giovane suora, che i gendarmi lo vengono a prelevare in una fredda mattinata di gennaio. Come ha detto una volta, più si va all’inferno e più si conosce il paradiso. Chissà se riesce ancora a pensarla così.