Stupri, oggi il decreto Polemica sulle ronde

I volontari che vi parteciperanno dovranno essere disarmati, iscritti ad albi e riferire al sindaco. Il testo prevede anche la videosorveglianza dei luoghi pubblici e aperti. Eliminate alcune aggravanti per i violentatori

Roma - Sì alle ronde dei cittadini volontari, sì all’ergastolo per lo stupratore che provoca la morte della vittima. E sì anche - la novità - alla videosorveglianza da parte dei Comuni dei luoghi pubblici: i sindaci potranno utilizzare le telecamere per vedere e controllare i punti meno presidiati o più pericolosi. Arriva oggi in Consiglio dei ministri la bozza del decreto antistupri, scritta dopo un’ampia consultazione con il Quirinale. A meno di una settimana dalle tre violenze di Bologna, Roma e Milano contro ragazze giovanissime, il governo mette sul tavolo un testo che si è tentato il più possibile di condividere con il capo dello Stato e con l’opposizione. Un decreto che porta le firme di tre ministri (Roberto Maroni, Mara Carfagna e Angelino Alfano) ma in cui Maroni è riuscito a inserire una proposta cara alla Lega: la possibilità per i cittadini di unirsi in «associazioni volontarie» per segnalare eventi dannosi «per la sicurezza urbana» o «situazioni di disagio sociale». Non è detto però che gli altri ministri siano d’accordo. Soprattutto perché Napolitano non si è convinto del tutto. Le ronde compaiono nel testo, ma Silvio Berlusconi ha chiarito che su questo punto «non abbiamo ancora deciso. Ne dobbiamo riparlare domani» (oggi ndr).

Maroni è salito anche ieri al Colle, accompagnato dal sottosegretario Alfredo Mantovano. La soluzione trovata (per ora) è una piccola correzione di forma: i cittadini, che non potranno essere armati e che dovranno avere l’autorizzazione del prefetto, non devono segnalare a quest’ultimo gli episodi che ritengono degni di attenzione, ma al sindaco. Nessuna sostituzione, quindi, delle forze di polizia. Chi partecipa sarà iscritto in appositi albi.

Il ministro della Difesa Ignazio La Russa non è soddisfatto: lo strumento migliore per regolare le ronde «è il disegno di legge, soprattutto se il presidente della Repubblica ha consigliato questa strada. Non dico che non voto il provvedimento», ma c’è un «ma». A sorpresa, La Russa non boccia invece il cavallo di battaglia del collega Roberto Calderoli: sulla castrazione chimica per chi commette violenza sessuale «una riflessione va fatta», anche se non con urgenza, non con questo dl.

Escono dal decreto alcune aggravanti per i violentatori (che seguiranno la normale via parlamentare), ma rimangono quelle più urgenti: l’ergastolo per lo stupro omicidio, la custodia cautelare in carcere senza la possibilità dei domiciliari per gli stupratori, l’assenza di ogni beneficio di giustizia, la possibilità del gratuito patrocinio per le vittime. Saranno anticipate anche alcune misure contro lo stalking, la persecuzione ossessiva, già contenute nel disegno di legge Carfagna. Nel decreto è inserito poi uno stanziamento aggiuntivo superiore ai 60 milioni di euro per la sicurezza, con l’indicazione di prossimi aumenti di organico.

Un decreto più snello rispetto alla prima versione dei giorni scorsi. Ma che introduce anche una nuova possibilità per i sindaci: la videosorveglianza nei luoghi pubblici per motivi di sicurezza. Fino a ieri sera era in corso di scrittura invece l’articolo che riguarda il contrasto all’immigrazione clandestina, un capitolo che il governo ha voluto riaprire perché i protagonisti degli ultimi stupri sono irregolari mai rimpatriati, né incarcerati. Nel decreto verrà prolungato il tempo di permanenza dei clandestini nei Cie, per agevolare le procedure di identificazione. Il Senato aveva recentemente detto «no» all’estensione a 18 mesi. Si è pensato quindi a una soluzione meno dura: il periodo di fermo verrà prolungato di 30 o 60 giorni (queste le due versioni al vaglio). Sarà portato quindi a tre o quattro mesi.