Stupri, il racconto della sera dell’orrore

Nell’ordinanza di fermo dei due romeni responsabili della violenza di
San Valentino a Roma la testimonianza dei due ragazzi aggrediti. "Ci
hanno detto che sono abituati a uccidere la gente&quot;. <a href="/a.pic1?ID=330661" target="_blank"><strong>Il drammatico racconto della quindicenne</strong></a>. E sugli immigrati<strong> <a href="/a.pic1?ID=330655" target="_blank">il sindaco Pd di Genova attacca: &quot;La sinistra sbaglia&quot;</a></strong>

Gian Marco Chiocci e Massimo Malpica

Lacrime. Paura che paralizza. «L’unico nostro pensiero era di tornare a casa». Vivi, ma segnati per sempre. Eppure abbastanza forti da essere capaci di tirar fuori dalla memoria quei volti che avrebbero preferito dimenticare per sempre, e le immagini di quei momenti che non avrebbero mai voluto vivere.
I due fidanzatini aggrediti e rapinati la sera di San Valentino al parco della Caffarella a Roma da due romeni che hanno poi violentato la ragazzina, diventano «Alice» e «Mimmo» nel verbale d’interrogatorio che ripercorre lo stupro della sera di San Valentino. Lo ricostruisce passo passo proprio attraverso le parole e il pianto di Alice, quindici anni appena. Che racconta quel pomeriggio cominciato due ore prima dell’incubo, alle 16, con una innocente passeggiata nel parco.
Poi l’assalto, le minacce, persino il sarcasmo e gli insulti dei due presunti violentatori. Così «accorti» nel non lasciare tracce da preoccuparsi, di fronte alle vittime, di togliere batteria e carta sim dal telefonino appena rubato alla ragazzina. Momenti terribili, frasi agghiaccianti. Come quella ringhiata all’orecchio di Mimmo da uno dei due mostri mentre lo costringeva a guardare il «socio» che abusava della ragazzina: «Non seguiteci, siamo abituati ad ammazzare le persone».
A margine dei verbali delle due piccole vittime, trova spazio il referto dello psicologo dell’ospedale San Giovanni, che racconta dello «stato intensamente ansioso» di Alice, «del visibile tremore in tutto il corpo quasi per l’intera durata del colloquio», durante il quale Alice «piange ripetutamente nel rievocare i fatti che costituiscono il grave evento e appare depressa e demoralizzata».
Leggi il Verbale. "Io gridavo, loro erano fieri perché ho solo 15 anni